Ruby è la nipote di Mubarak !

La camera dei deputati ha deciso: Ruby era la nipote di Mubarak

Martedì 05 Aprile 2011

 

l simpatico commento dei compagni di senza soste al nuovo capitolo del Rubygate.

Con sprezzo cosmico del ridicolo la camera dei deputati ha approvato l'attribuzione del conflitto tra poteri dello stato sul caso Ruby. Questo voto porta la conseguenza di un ricorso alla  consulta costituzionale sulla legittimità o meno del giudizio su Berlusconi da parte del Tribunale di Milano. La tesi approvata alla camera dei deputati, per quanto frutto del più scatenato sprezzo del ridicolo, è di una cristallina chiarezza.
La camera sostiene che, siccome Berlusconi credeva che Ruby era la nipote di Mubarak, il presidente del consiglio ha agito nell'esercizio delle sue funzioni e quindi non è processabile che dal tribunale dei ministri.
Per questo motivo, la camera dà mandato per il ricorso alla corte costituzionale. Durante la votazione il centrodestra ha anche ottenuto tre voti in più, rispetto ai deputati disponibili nelle settimane scorse.
Evidentemente i tre eroi ritenevano opportuno entrare nel più grande spettacolo illusionistico dell'anno: trasformare in atto giuridico formale la più incredibile delle cavolate sparate dal presidente del consiglio.
Quanto all'opposizione è riuscita nell'impossibile. Ovvero a non farcela a condizionare il governo su un voto (quello di Ruby nipote di Mubarak) sulla cui crebibilità politica non è disposto a giurare nemmeno un analfabeta delle isole Andamane. Così va oggi questo paese. Gli unici a ridere saranno gli storici di questo periodo

la fonte

Camera approva proposta conflitto attribuzioni sul caso Ruby. Berlusconi: contro di me brigatismo giudiziario. Bersani: Italia umiliata. Franceschini: conflitto passa con 314 sì e 302 no, la quota 330 il premier se la sogna. Cicchitto: maggioranza tiene e si allarga. Tutto pronto a Tribunale di Milano per prima udienza. Ghedini: giudici faranno come sempre come vogliono. Pm: su intercettazioni premier stiamo ricostruendo.

MAGGIORANZA TIENE, OK CONFLITTO ATTRIBUZIONE PER 12 VOTI -  L'Aula della Camera ha approvato la proposta avanzata dalla maggioranza di sollevare un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sul caso Ruby. La proposta è passata per 12 voti di scarto. La votazione è avvenuta con il sistema elettronico.

Banchi del governo al gran completo nell'Aula della Camera per la votazione sul conflitto di attribuzioni sul caso Ruby. In Aula c'erano praticamente tutti i ministri tranne il presidente del Consiglio: alla poltrona da lui usualmente occupata c'era il ministro Michela Vittoria Brambilla, tra i ministri Umberto Bossi e Franco Frattini. I banchi erano talmente pieni di ministri e sottosegretari che i ministri La Russa e Meloni non hanno trovato posto ed hanno dovuto accomodarsi ai banchi da deputato.

I deputati Daniela Melchiorre, Italo Tanoni e Aurelio Misiti, hanno votato insieme alla maggioranza a favore del conflitto di attribuzione in aula alla Camera. I tre parlamentari, subito dopo il voto hanno cominciato a parlare tra di loro, sempre più isolati dai colleghi delle opposizioni. "Finalmente - commenta un deputato del centrosinistra - hanno gettato la maschera. Alcune volte infatti non votano, altre votano con l'opposizione e adesso hanno deciso di schierarsi con il centrodestra. Vediamo quanto questa volta tengono ferma la loro posizione...". Prima che esprimessero il loro voto deputati del Terzo Polo avevano provato a convincerli a schiacciare la lucina verde, così come il resto del centrosinistra, ma loro, imperterriti, prima hanno coperto con la mano la spia luminosa per non far vedere cosa votavano, poi, invece, non hanno più avuto alcuna remora nel far capire la loro reale intenzione.

GHEDINI, VOTO AULA? GIUDICI FARANNO COME VOGLIONO  - "Ovviamente se ne discuterà in udienza e poi vedremo..". Lo afferma Niccolò Ghedini, avvocato del premier Berlusconi, conversando con i cronisti alla Camera e rispondendo a chi gli chiede se il voto di Montecitorio sulla sollevazione del conflitto di attribuzione sul cosiddetto 'caso' Ruby avrà ricadute sul processo. A chi gli chiede se a questo punto il processo debba essere sospeso, Ghedini, riferendosi ai giudici di Milano risponde: "Faranno come sempre quello che vogliono”.

segue:

Camera: ok conflitto attribuzione per 12 voti di Francesca Chiri
Ghedini: 'Giudici faranno quello che vogliono' Franceschini: 'Un'altra pagina vergognosa'

Sembra quasi una Cabala: con i numeri della maggioranza alla Camera il governo finisce ancora una volta a fare i conti con quota 314. Nonostante l' ambizione del premier di puntare alla soglia dei 330 voti, nonostante il pressing del Quirinale, che vuole una maggioranza che garantisca anche un lavoro ordinario delle Camere, anche oggi, infatti, il voto sul conflitto di attribuzione a Montecitorio si è fermato sul fatidico numero. Sono 314 i voti con cui l'aula della Camera ha respinto il voto di sfiducia al premier il 14 dicembre scorso. Sono 314 i voti con cui è stata respinta la mozione di sfiducia al ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi. Sono 314 i sì alla fiducia in occasione del voto sulla risoluzione di maggioranza sul federalismo municipale.

Una soglia definita anche oggi di tutto rispetto dai partiti che sono al governo: sono infatti 12 i voti di scarto con l'opposizione mentre sono 7, tra deputati e ministri, i parlamentari che oggi risultavano assenti, o perché in missione o perché in malattia. Tra questi il premier, Silvio Berlusconi, il ministro dell'Interno Roberto Maroni e i deputati Giuseppe Palumbo, Alessio Bonciani, Giuseppe Angeli e Antonio Gaglione che, tuttavia, formalmente è iscritto al Misto ed è noto per le sue assenze in Aula. Sommando questi 7 ai 314, però, la platea di parlamentari che alla Camera appoggia il governo sale a quota 321. Grazie anche al voto dei libdem Daniela Melchiorre e Italo Tanoni e a quello di Aurelio Misiti. Senza contare, poi, che ci sono state occasioni di voto in cui la maggioranza si è fermata molto più in basso.

Come per la fiducia al milleproroghe: 309 voti a favore. O per la risoluzione di Pdl-Lega-Ir sulla Libia che il 24 marzo scorso ha ottenuto solo 300 voti. Ma i numeri restano sempre quelli: il plenum della Camera è di 630 deputati, la maggioranza è fissata a quota 316; o 315 considerato che il Presidente non vota. E il governo è al momento fermo a quota 314. Una soglia minima, osserva Gianfranco Fini, che può non essere sufficiente a governare i (tanti) problemi del paese. Ma, frena Fini, "al voto si va solo se in Parlamento non c'é una maggioranza" e "in questo caso la maggioranza c'é ancora: forse più numerica che politica, ma c'é ancora". Tanto basta per infiammare l'opposizione. "I 330 - commenta il capogruppo Pd Dario Franceschini - Berlusconi se li è sognati di notte. Sono un miraggio del premier che come tutti i miraggi si allontana". Ma 12 voti di differenza "bastano" taglia corto il leader della Lega, Umberto Bossi. "La maggioranza tiene e si allarga" grazie anche allo "smottamento continuo dell'opposizione" fa notare il capogruppo Pdl, Fabrizio Cicchitto che polemizza però sulla diffusione del risultato della votazione: "in Aula numeri non sono stati dati. Evidentemente quelli dell'opposizione hanno qualcuno, forse ai vertici della Camera, che li informa". All'opposizione, ironizza invece il ministro Gianfranco Rotondi, "hanno qualche problema con la matematica".

Anche se, poco dopo il voto sul conflitto di interessi, il Governo viene battuto in Aula su un emendamento del Pd alla legge sui piccoli comuni con con 274 sì e 266 no. Il provvedimento alla fine passa, grazie alla convergenza di maggioranza e opposizione; ma è un caso che proprio oggi esemplifica quelli che sono i timori del Capo dello Stato. Proprio nei giorni scorsi, infatti, il Presidente della Repubblica aveva espresso ai partiti convocati al Colle il timore che gli attuali numeri alla Camera non siano sufficienti a garantire la governabilità, un tranquillo svolgimento del lavoro ordinario delle Camere ed una normale divisione di ruoli tra Parlamento e governo. Anche oggi, infatti, per il voto su Ruby i banchi del governo erano al completo per fare numero. Dopo le elezioni del 14 aprile 2008 l'esecutivo poteva contare a Montecitorio su 346 voti.

 

 

Ruby nipote di Mubarak? Ma chi ci crede?

ilfattoquotidiano - 2011/02/12

 

Nei primi giorni del “Ruby-gate” la presunta parentela della dolce fanciulla con Hosni Mubarak, ormai ex-presidente egiziano (dimessosi poche ore fa), sembrava una bazzeccola, una panzana innocente, una bubbola quasi divertente escogitata dall’estroso Cavaliere. Di primo acchito la reazione comune è stata di questo tenore: “il solito burlone, ‘sto nano ne inventa una più del diavolo”.

 

Col passare del tempo questo simpatico particolare acquistava sempre maggiore importanza e con il voto della Camera (3 febbraio 2011) la parentela tra Ruby e Mubarak è diventata il punto cruciale del destino processuale per il presunto reato di concussione e vediamo il perché.

 

La tesi concepita dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere, certificata subito dopo dall’Aula di Montecitorio, è che il premier, quando ha chiamato il capo di Gabinetto della Questura per dare informazioni su Ruby, era convinto fosse la nipote di Mubarak e quindi, nell’esercizio delle sue funzioni da primo ministro, ha così evitato eventuali problemi diplomatici con l’Egitto.

 

Il sospetto è che questa tesi sia un escamotage per attribuire alla telefonata un connotato ministeriale in modo tale da trasferire la competenza dalla Procura milanese al Tribunale dei Ministri che, come sappiamo, necessita dell’autorizzazione da parte del Parlamento per poter processare il Ministro coinvolto.

 

Ho montato una sequenza cronologica di video per capire meglio la grottesca ricostruzione dei fatti riguardanti la presunta parentela di Ruby con Mubarak.

 

- incontro Mubarak-Berlusconi (19 Maggio 2010)

- esplode lo scandalo Ruby (rassegna stampa Skytg24, 30 Ottobre 2010)

- Sallusti, direttore del Giornale, sulla parentela Mubarak-Ruby (“Porta a porta”, 1 Novembre 2010)

- prime dichiarazioni di Berlusconi sul caso Ruby (“Ballarò”, 2 Novembre 2010)

- Ghedini sulla parentela Mubarak-Ruby (“Annozero”, 4 Novembre 2010)

- Ruby dice di non sapere nulla sulla parentela con Mubarak (RepubblicaTV, 10 Gennaio 2011)

 

- Ruby nei verbali delle indagini difensive di Ghedini dichiara di aver detto lei di esser parente di Mubarak (“TgLa7″, 25 Gennaio 2011)

- Berlusconi dice di aver parlato con Mubarak della piccola Ruby e assicura che ci sono testimoni di questo dialogo (rassegna stampa Skytg24, 28 Gennaio 2011)

 

video: VAURO vs. BELPIETRO ''Ruby nipote di Mubarak?’' martedì 2 ottobre 2012

http://www.youtube.com/watch?v=RgSaGilU9TQ

 

- la notizia della parente di Mubarak è arrivata in Egitto? (RepubblicaTV, 26 Gennaio 2011)

- voto per l’autorizzazione riguardo la perquisizione dell’ufficio Spinelli (3 Febbraio 2011)

- Mario Sechi, direttore del “Tempo”, sulla parentela Ruby-Mubarak (“InOnda” 5 Febbraio 2011)

- Belpietro, direttore di “Libero”, sulla parentela Ruby-Mubarak (“InOnda”, 6 Febbraio 2011)

- sottosegretario Ravetto sulla parentela Ruby-Mubarak (“Ottoemezzo”, 8 Febbraio 2011)

- Ministro Sacconi sulla parentela Ruby-Mubarak (“Ballarò”, 8 Febbraio 2011)

- Berlusconi sul fatto che era convinto fosse la nipote di Mubarak (Conferenza stampa dopo il Consiglio Dei Ministri, 9 Febbraio 2011)

 

 

Ruby è la nipote di Mubarak! 

28 Marzo 2014 di  Stefano Santarelli

 

Berlusconi non aveva mentito né alla Questura di Milano, né agli italiani. Il Parlamento, questo Parlamento, aveva fatto bene a credergli e a votare compatto che sì, Karima el Varough, detta Ruby Rubacuori, in effetti era la nipote dell’allora presidente egiziano. La prova è l’ingenuo servizio di Paolo Berizzi su “La Repubblica”. 

 

Nel lungo articolo si dà conto dell’ultimo anno di vita della bella egiziana (se è la nipote di Mubarak dovrà pur essere egiziana anche se nata in Tunisia!), trascorso, a quanto pare, tra il Messico e gli Emirati Arabi, tra un albergo a 5 stelle e una discoteca, a cercare di spendere i 2 milioni di euro che porta sempre con se. Ma dove li avrà presi tutti ‘sti soldi, si chiede il povero Berizzi, mica possono essere frutto di piccoli risparmi? E, in effetti, poche 21enni al mondo riescono a risparmiare sulla paghetta settimanale un paio di milioni di euro. Quindi il sospetto del cronista de “La Repubblica”, implicitamente ricade su Berlusconi. Il malizioso ritiene che l’ex cavaliere possa aver pagato il silenzio di Ruby al processo che lo vede imputato di prostituzione minorile. 

 

Ma perché mai avrebbe dovuto farlo, benedetto Berizzi! L’ex senatore ha già una condanna in via definitiva per frode fiscale, e non gli è successo e non gli succederà nulla perché non siamo mica come quei barbari di alemanni che, per condanne simili, si dimettono da tutte le cariche, rinunciano all’appello e se ne vanno in galera.  Anzi, l’ex Presidente del Consiglio è ancora saldamente al Governo, tramite il suo portaborse fiorentino, fate voi se si tratta di Verdini o del suo (di Berlusconi) amico Renzi. Insomma, l’incandidabile e ineleggibile Berlusconi non avrebbe avuto alcun motivo per dare tutti quei soldi a Ruby. Perciò non resta che una soluzione: i due milioni di euro sono frutto della generosità dello zio Mubarak che, poveretto, qualche soldino da parte per la vecchiaia deve pure avercelo messo! E siccome è bene quello che finisce bene, pare che la ex escort stia per aprire un resort in Messico. Che è molto diverso da una ex mignotta che si apre una trattoria alla periferia di Roma come “Adua e le sue compagne” negli anni ’60. L’Italia cambia verso, anche nel linguaggio. Solo gli stronzi, rimangono sempre gli stessi!

 

 

 

 

E per un artista di Torino, Ruby diventa un Tiepolo

Filippo Manassero, "La nipote immacolata", 2013

 

Rivisitata l'"Immacolata Concezione" di Madrid; il serpente ai piedi di Karima è il biscione di Mediaset.

 

A sinistra Filippo Manassero, “La nipote immacolata”, 2013. A destra Giambattista Tiepolo, “Immacolata Concezione”, 1767 – 1769, Madrid, Museo del Prado.

 

L’arte, ora, si ispira anche alla cronaca, e alle sue più spicciole derive. Il torinese Filippo Manassaro ha utilizzato il volto di Karima El Mahroug, meglio conosciuta come Ruby Rubacuori, la ragazza marocchina protagonista di uno degli scandali sessuali che hanno coinvolto l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nella sua opera, Ruby diventa la Vergine: il quadro si intitola La nipote immacolata, ed è una rivisitazione della Immacolata Concezione di Giambattista Tiepolo, che è al Museo del Prado di Madrid.

 

Filippo Manassero, “La nipote immacolata” (dett.), 2013.

 

“Beatificazioni”. La scena parla chiaro, senza tante allegorie. Nel dipinto di Tiepolo, sul capo della Madonna è sospesa la colomba dello Spirito Santo, che nel quadro di Manassero diventa un geroglifico del falco egiziano, visto che Berlusconi aveva cercato di convincere che la ragazza fosse la nipote dell’allora presidente dell’Egitto Hosni Mubarak, in carica fino al 2011. E poi, per non farsi mancare nulla, il serpente calpestato dalla Vergine di Tiepolo si trasforma magicamente addirittura nel biscione di Mediaset.

 

Filippo Manassero, “L’Urlo di Piero”, 2013.

 

 

L’idea. Manassaro non è nuovo a queste prodezze. Dopo il divertente Urlo di Piero degli inizi di novembre 2013, in cui ritrae il sindaco di Torino Piero Fassino nei panni del protagonista dell’Urlo di Munch, prosegue con la satira. «La chimerica invenzione della nipote di Mubarak mi ha da subito sconcertato ed amaramente divertito», dice. «Quando poi, con l’evolversi della vicenda, la storia che è venuta fuori è quella di una minorenne tacciata di aver avuto rapporti sessuali e compensi finanziari con Berlusconi, è nata l’intuizione dell’opera»: un sarcastico processo di beatificazione. La Nipote Immacolata è esposta dal 12 al 23 dicembre 2013 all’atelier Art Deco in via Bava 6 a Torino.