"Tutto è grazia" - L'ultima intervista ad Adriana Zarri - "Mai una predica contro gli evasori" - "Il peccato"

 

Conobbi Adriana Zarri all'inizio degli anni Settanta a una conferenza su alcuni temi fondamentali espressi dal Concilio vaticano II. Era stata invitata da miei amici e in quell'occasione stringemmo amicizia con questa straordinaria donna monaco, destinata, attraverso gli anni, a diventare un punto di luce per tutti coloro che aspiravano a un rinnovamento interiore della Chiesa cattolica. Come è stato giustamente ricordato dopo la sua morte, è sempre stata una donna inflessibilmente libera nei confronti di ogni potere, sia politico che religioso. Nei nostri incontri ci raccontava del suo lavoro nell'orto e del suo amore profondo verso le galline, i conigli, le anatre e i gatti. Ha amato in maniera appassionata tutti gli animali: il suo volto, quando parlava di loro, si illuminava... Ciò che maggiormente ci colpiva in lei erano la sua serenità e unificazione interiore. Questa mia intervista vuole onorare una donna di straordinaria intelligenza e umanità.

  

“Mai una predica contro gli evasori”

di Adriana Zarri

 

in “il Fatto Quotidiano” del 14 maggio 2011

 

Vuoi dire qualcosa sul senso del peccato? In che cosa consiste? Un’inchiesta recente haconfermato che le persone non vanno quasi più a confessarsi. Cosa ne pensi?

 

Ti dirò che io mi confesso di rado (un paio di volte all’anno sì e no). C’erano dei santi che si

confessavano tutti i giorni. Ce n’era uno che si confessava due volte al giorno. Credo che questo sia

una stortura.

Si dice che il peccato sia sbagliare bersaglio, sbagliare strada, modo di vivere. È vero?

C’è da dire che certe cose che noi consideriamo peccaminose una volta non lo erano. Una volta la

Chiesa non condannava la schiavitù, per esempio (vedi san Paolo, la lettera a Filemone). C’è poi il

peccato come rottura di donazione, di comunione. Il peccato è andare contro Dio e contro il volere

di Dio, ma a me non piace questa parola. Meglio contro l’amore.

E poi c’è il peccato come rottura della relazione tra gli uomini a tutti i livelli (dalla violenza

fino all’offesa personale. Su questo l’Evangelo è chiaro!

 

 

Certo. Nel momento in cui si rompe l’armonia con Dio, la si rompe anche con gli uomini.

  

Il peccato esiste anche fuori dalla Chiesa?

Certamente! Fuori dalla Chiesa lo chiamano colpa, reato. Non vedo cosa cambia. Al di fuori della

Chiesa non ha questa valenza di rottura di un rapporto con Dio, ma di un rapporto con una società.

C’è lo stesso il senso del disordine.

Il peccato come senso del disordine?

Se no non ci sarebbero le leggi di uno Stato laico, se non ci fosse questa consapevolezza della

rottura di un ordine che non sarà più considerato da uno Stato laico un ordine divino, ma un ordine

umano.

Si parlava prima di “valori non negoziabili”, di diritti umani. In questo senso può essere

peccato non pagare le tasse, non rispettare le leggi, lasciarsi corrompere o non praticare la

giustizia.

All’interno della Chiesa evidentemente c’è un malcostume dei peccati sopravvalutati e dei peccati

sottovalutati. Mentre facciamo un dramma dei peccati sessuali, per esempio, non parliamo mai dei

furti, della corruzione o delle tasse. Io non ho mai sentito in predica una condanna per chi non paga

le tasse...

Lo hai scritto in un tuo recente articolo su “Rocca”. A questo proposito ha destato scalpore

l’inchiesta fatta da un giornalista laico, Curzio Maltese, in cui si sottolineava il non

pagamento delle tasse da parte della Chiesa istituzione. Sono problemi complessi che

meriterebbero un approfondimento da parte di tutto il popolo di Dio. Al di là delle critiche ciò

che va affermato con forza è che i cristiani debbono sempre rispettare le leggi e i diritti

fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione

 

Certamente. Bisogna, però, dire che oggi c’è una maggiore presa di coscienza su questi problemi.

Penso, ad esempio, a don Luigi Ciotti. Lui sta dedicando la vita alla lotta contro ogni forma di

illegalità. Non ci avevo mai pensato, ma combattere contro l’illegalità per affermare la giustizia è un

atto rivoluzionario.

Per concludere questo discorso mi sembra utile riportare un’affermazione del cardinal Martini nel

suo ultimo libro:

La Chiesa di Gesù Cristo deve contribuire a rendere il mondo più giusto e più pacifico. Secondo la

Bibbia, la giustizia è più del diritto e della carità: è l’attributo fondamentale di Dio. Giustizia

significa un impegno attivo e audace perché tutti possano convivere in pace. La giustizia deve

vegliare affinché il diritto, come è formulato nelle leggi, consenta a tutti gli uomini un’esistenza

dignitosa. Gesù ha dato la sua vita per la giustizia(...). Chi interviene al fianco degli uomini, che

sono pecore senza pastore, e li riunisce rendendoli consapevoli, diventa pericoloso agli occhi dei

potenti. I cristiani che adottano “l’opzione a favore dei poveri” di Gesù devono ancora oggi

aspettarsi delle persecuzioni.

 

 

Monday 6 june 2011 www.pietrevive.com