Gli ANGELI

ott 2011  Giovanni Marcotullio

 

A forza di sentir parlare di angeli in tutte le salse – angeli al supermercato e angeli in chiesa, angeli nei cimiteri e angeli nelle culle, angeli dei parcheggî e angeli dei boschi… – mi sono fatto l’idea che l’uomo contemporaneo creda più nell’esistenza degli angeli che in quella di Dio. Innumerevoli film, trasmissioni televisive e radiofoniche, numeri speciali di riviste pseudoscientifiche attestano incontrovertibilmente se non l’effettiva esistenza degli angeli una qualche forma di persistente credulità degli uomini a loro riguardo.

 

Questo non è del tutto esatto: si dovrebbe considerare, per esempio, che le persone che dichiarano di credere fermamente negli angeli sono le stesse che, in altri contesti, dichiarano fermamente di escludere dalla propria visione del mondo tutto ciò che non cade sotto il dominio dei sensi (e questo esclude evidentemente anche gli angeli, senza dubbio, qualunque cosa siano). Si dovrebbe, sì, ma rimandiamo l’argomento a un’altra occasione.

 

Ci soffermiamo, per il momento, solo sugli angeli e su quello che gli uomini credono di sapere di loro: il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce quella dell’esistenza degli angeli una verità rivelata, e “si limita” a prendere atto del fatto che l’attestazione della loro esistenza nella Scrittura è «tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione» (328) nell’interpretarla.

 

Sì, la Scrittura è chiarissima, e, sì, la Tradizione è interamente unanime. Ma solo in merito all’esistenza degli angeli! C’è dell’altro da dire? Si capisce – per esempio: che sono i “troni”, le “dominazioni”, i “principati”, le “potestà”? Che differenza c’è tra “cherubini” e “serafini”? E poi che sono gli “angeli custodi”? E gli “arcangeli”? Nei numeri 331-333 del Catechismo si trova una densissima sintesi di tutti i passi scritturistici fondamentali in cui si fa anche solo menzione degli angeli, ovvero si specificano le loro missioni e le loro proprietà. Subito di seguito, nei numeri 334-336, si legge una altrettanto densa sintesi dei principali testi liturgici e paraliturgici (in particolare facenti capo al Rito Romano) in cui gli angeli vengono evocati – per esempio già nel Canone della Messa – o invocati – come nei riti di commiato delle esequie.

 

Che senso hanno queste menzioni e queste distinzioni? Le figure angeliche vanno ritenute dei semplici generi letterarî antichi o hanno una loro dignità ontologica (e chiaramente teo-logica)? Ad esempio, e tanto per capirci, tutti noi immaginiamo gli angeli con le ali: al di là di iconologie più o meno ingenue, è noto che gli angeli non sono mai stati pensati (non parliamo ancora di raffigurazioni, con l’eccezione indimostrata dell’Arca dell’alleanza) come degli uomini alati prima che la cattività babilonese (VI secolo a. C.) non avesse mostrato agli agiografi giudei una cultura costellata di genî alati; allo stesso modo gli angeli non sono mai stati rappresentati con fattezze di bambini (alati) prima che la cultura giudeocristiana fosse entrata in contatto con quella greco-romana e coi suoi putti. Le raffigurazioni femminili degli angeli, invece, accompagnano col loro nascere una fase di decadenza culturale (teologica) in cui, sulla soglia tra medioevo e rinascimento, fa la sua comparsa la figura della “donna-angelo”: come è evidente, la bella spiritualizzazione idealizzante delle donne (la “donna-angelo”, appunto) fa da contraltare involontario ma necessario alla triste materializzazione estetizzante degli angeli (l’“angelo-donna”, precisamente). In un momento di disattenzione generale al pensiero teologico e di allentamento della sensibilità necessaria a esercitarlo, la teologia comincia un declino che isterilirà per qualche secolo la sua ricerca in dispute che hanno non a caso meritato il titolo “de sexu angelorum”.

 

Si dirà: «Ecco a cosa portano le speculazioni! Ecco a cosa porta la teologia che lascia da parte la Scrittura!». Sì e no: sì perché è vero che quando tralascia la Parola di Dio la teologia non può che sbandare in clamorosi fuoripista; a dirla tutta, quando tralascia la Parola di Dio la teologia non è più neanche teologia… No perché non è la speculazione il nemico, ma il fare teologia con criterî non ispirati e orientati dalla Parola di Dio (ben altra cosa che dire: “contenuti nelle Scritture”!). La speculazione, invece, non è neppure un evento estraneo alla Scrittura, visto che gli Autori sacri, divinamente ispirati, hanno nondimeno composto le loro opere come veri autori, nel pieno possesso delle proprie facoltà intellettuali e con tutto quanto l’influenza di un milieu culturale comporta. Un esempio concreto? Il pensiero sugli angeli è, nel libro di Tobia, molto più sviluppato che nel libro della Genesi o nell’Esodo, o nei Giudici: l’autore del libro di Tobia si dilunga molto e in varî modi spiegando come e perché Raffaele (uno dei tradizionali sette arcangeli menzionati dalle Scritture – tre dei quali soltanto, però, vedono il loro nome nei libri canonici) sembra compiere azioni sensibili, come mangiare, bere e dormire, mentre non le compie affatto. Questa è speculazione. E non è contraria alla teologia.

 

L’autore che invece ha più largamente influenzato la speculazione extrabiblica sugli angeli, almeno nell’antichità e nel medioevo, è senz’altro il cosiddetto Pseudo-Dionigi: nella sua celebre opera intitolata “La gerarchia celeste” si trova una sistemazione organica di tutti i nomi angelici presenti nelle Scritture, una risposta ragionevole a tutte le domande che elencavo sopra per dare un’idea della complessità della materia.

 

Il lavoro di sintesi dello Pseudo-Dionigi è stato tale che a lui hanno attinto tutti i teologi successivi – anche quelli che hanno cominciato a dubitare della sua ascendenza apostolica (questo autore si spacciava pseudoepigraficamente per un discepolo ateniese di san Paolo, ma le sue opere non possono essere anteriori al V secolo). Perfino Dante tiene in gran conto la sua sistemazione delle gerarchie angeliche, nella propria composizione del Paradiso, se non altro perché – a fronte di un imponente coefficiente di coerenza interna del sistema dionisiano – nessuno è veramente in grado di smentirlo o convalidarlo con dati esterni oggettivi.

 

Detto questo, si capisce come e perché la teologia ufficiale si sia orientata verso una proposta dal profilo più umile e minimale: degli angeli si dice in dottrina (a partire dal Catechismo) solo quanto è incontestabilmente vero e certo. Il Catechismo cita (329), per l’appunto, un testo di Agostino che prova già agli inizî del V secolo a prediligere “l’assetto leggero” del pensiero: «La parola “angelo” designa l’ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura, si risponde che è spirito; se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo» (Commento al Salmo 103). Un testo breve e chiaro (fin dall’antichità citato, ricitato e stracitato), illuminato da una sola, acutissima intuizione: l’essenziale degli angeli è che sono creature spirituali, «hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria» (CCC 330).

 

Tutto questo, però, non deve distogliere dal fatto che non solo quanti fanno esperienza diretta e chiara di una persona spirituale parlano di un angelo, o dovrei pensare che tutte le persone che dichiarano di credere negli angeli hanno visto il proprio angelo custode preparare e servire un caffè, come accadde più volte a santa Gemma Galgani. Invece no: a parte le evidenti storture di pensiero con cui comunemente si può dire “angelo mio” a un bambino o all’amata, il concetto di angelo è – sul versante antropologico – l’espressione narrativa (non intendo strettamente “letteraria”!) del fenomeno religioso fondamentale, ossia dell’esigente ricerca del divino.

 

Così il sogno di Giacobbe (Gen 28, 10-22) nel luogo che al mattino egli avrebbe chiamato “Betel” (ossia “la casa di Dio”, “luogo terribile” 10, 17): una scala distesa dalla terra alla volta celeste, e angeli che la salivano e la scendevano – terrore e spaesamento per Giacobbe, con la certezza di essere stato alla presenza di qualcosa che non poteva essere altro che Dio. Così Robert Plant, il cantante dei Led Zeppelin che tra il 1970 e il 1971 stendeva l’ermeticissimo testo di Stairway to Heaven. Si capisce che Plant non sia intervenuto a dirimere le accese dispute sul senso di una delle più belle canzoni rock di tutti i tempi: nessun poeta si abbassa mai a commentare i proprî versi, visto che normalmente li ha scritti proprio perché quella doveva sembrargli la via migliore di esternarsi.

 

Una delle vie principali che la “critica” (si fa per dire) contemporanea prende per giudicare un’opera dal contenuto oscuro è proiettarvi dentro allegramente e senza troppi pensieri quello che si vuole, perché «in una vera opera d’arte ognuno può vedere ciò che vuole» (salvo poi spacciare la propria interpretazione come “la più vicina al pensiero dell’autore”). Così gli immancabili fanatici sedicenti cristiani – in realtà soprattutto desiderosi di vedere il diavolo all’opera – hanno rivoltato più e più volte il testo di Stairway to Heaven come un calzino fino a scoprire in un paio di versi ascoltati al contrario qualcosa che alle loro orecchie (estenuate da cotanto esercizio) sembrava un inno satanico. «Finalmente!»: aggiungerei pensando a loro.

 

Immancabili sono pure, d’altro canto, i “battezzatori”, credenti anche loro (probabilmente con coscienza migliore dei primi), il cui obiettivo è dimostrare che chiunque, in fondo, è una brava persona che parla di Gesù e di Maria… e poco importa, a questo scopo, che l’Autore abbia eventualmente rilasciato chiare dichiarazioni in cui negava un intento confessionale così come uno anticonfessionale. Il discorso sulla critica dovrebbe estendersi più generosamente, perché i critici non si dividono tra credenti e non credenti: anche il moralismo da due soldi di chi vuole vedere in Stairway to Heaven un inno contro la società consumistica (impersonata dalla “bella signora che vuole comprare una scala per il Paradiso”) pecca della medesima superficialità frettolosa, visto che non considera come per Plant alla fine la signora, «che noi tutti conosciamo», «risplende di luce bianca» e dimostra come effettivamente «qualsiasi cosa si tramuti quieta in oro». Tutto questo proprio mentre arriva la melodia del pifferaio, in cui l’interpretazione sociologica avrebbe voluto, al contrario, vedere l’ineffabile e mistico redentore, avversario della signora, che «ci condurrà alla ragione».

 

Il testo di Robert Plant, invece, è innegabilmente marcato da un forte e contorto misticismo, in cui le persone, le idee e le cose sono solo parzialmente e momentaneamente distinte – «When all are one and one is all, yeah, / to be a rock and not to roll» – ma è metodologicamente scorretto (quindi infruttuoso) estrapolare i pur numerosi richiami di ascendenza cristiana e montarli in una vera e propria teologia: se in un bosco trovo un cerchione, una marmitta e venti bulloni so per certo che quelle cose vengono da un’automobile, ma le stesse non mi bastano a ricostruire l’automobile, per quanta voglia io ne abbia.

 

La ricerca spirituale di Plant pare essere fortemente influenzata, nel 1970, da Magic Arts in Celtic Britain, di Lewis Spence, e se anche il mondo celtico non basta a spiegare tutto il testo, nondimeno basta a spiegare perché non lo si può spiegare tutto partendo da altrove. In buona sostanza, la Stairway to Heaven, che «poggia sul vento che bisbiglia» è il cuore dell’esperienza angelica: un misterioso, ineffabile eppure indubitabile contatto con un “livello di realtà” che è totalmente altro, ma che risulta pure troppo rispondente ai nostri desiderî più originarî per non dirlo totalmente nostro. Dio. Dio che si comunica, Dio che si rivela, Dio che parla, Dio che protegge. Dove la voce di Dio è detta “angelo” e gli angeli sono talvolta solo un’immagine della gloria stessa di Dio.

 

Dell’esperienza di Giacobbe s’è ricordato Robert Plant, pur senza rinnegare il fascino su di lui esercitato dal mondo celtico; dell’esperienza di Giacobbe s’era ricordato pure Gesù Cristo, quando promettendo agli uomini che avrebbero visto «il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo» (Gv 1, 51) identificava se stesso e la propria gloria – la croce – come l’unica scala per cui gli uomini accedono davvero a Betel – la casa di Dio.

 

La Bibbia e gli angeli

 

In tutti i libri della Bibbia appare una presenza sovrumana, che però non è divina, contemplata

anche in molte religioni non ebraiche o cristiane: l’Angelo.

Nell’Antico Testamento è menzionato 215: mal’ak che in ebraico è “messaggero”, tradotto in greco,

Anghelos (da cui deriva il nostro “angelo”); diventa il nome (o lo pseudonimo) di un profeta,

Malachia, che in ebraico significa “angelo del Signore”.

Nella Bibbia l’angelo conserva tracce divine perchè è il semplice rivelarsi di Dio in modo indiretto,

attraverso l’angelo è in realtà Dio stesso che appare agli uomini in forma umana per rendersi

visibile; l’angelo, pur venendo dall’area divina entra nel mondo degli uomini, parla e agisce

visibilmente come una creatura, ma il messaggio che porta è sempre divino; è una personificazione

della parola di Dio che annunzia e opera salvezza. Ma gli angeli sono anche qualcosa di più di una

semplice immagine di Dio, gli angeli appaiono con una loro entità e identità; nell’Antico Testamento

non si parla mai di purissimi spiriti, come noi siamo soliti definire gli angeli, perché per i Semiti era

quasi impossibile concepire una creatura in termini solo spirituali, separata dal corpo, Dio stesso è

raffigurato con fisonomia, gli angeli hanno connotati e fisionomie con tratti concreti e umani; dopo

l’esilio babilonese di Israele (dal VI secolo a.C. in poi) l’angelo acquista, negli scritti, un’identità

propria sempre più delineata.

Dalle Scritture Sacre: “Cherubini dalla fiamma della spada folgorante”, posti a guardia del giardino

dell’Eden (Genesi 3,24)

, sono coloro che saranno destinati a “proteggere l’Arca dell’Alleanza” (Esodo 25,18-21)

; ci sono i Serafini della vocazione di Isaia (6,1-7)

; nel capitolo 18 della Genesi, gli Angeli, si presentano davanti alla tenda di Abramo come tre

viandanti: uno solo di loro annunzia la promessa divina…nel leggere il racconto (19,1), poi,

diventano “due Angeli”, ritornano poi a essere “tre uomini” per ritrasformarsi in Angeli (19,15),

mentre è uno solo a pronunziare le parole decisive per Lot, nipote di Abramo (19,17-22)

; e con la fisionomia di un uomo misterioso che si presenta l’Angelo della lotta notturna di Giacobbe

alle sponde del fiume Jabbok (Genesi 32,23- 33),

.

L’Angelo ha anche una sua precisa identità e funzione, per esempio: al ministro siro Eliodoro, che

vuole confiscare il tesoro del tempio di Gerusalemme, si fanno incontro prima un cavaliere rivestito

d’armatura aurea e poi “due giovani dotati di grande forza splendidi per bellezza e con vesti

meravigliose” che lo neutralizzano e lo convincono a riconoscere il primato della volontà divina

(Maccabei 3,24-40)

; durante un violento scontro tra Giuda Maccabeo e i Siri “apparvero dal cielo ai nemici cinque

cavaliere splendidi su cavalli dalle briglie d’oro: essi guidavano gli Ebrei e, prendendo in mezzo a

loro Giuda, lo ripararono con le loro armature rendendolo invulnerabile” (Maccabei 10,29-30); a

volte è un solitario “cavaliere in sella, vestito di bianco, in atto di agitare un’armatura d’oro”, a

guidare Israele alla battaglia (Maccabei 11,8); “cavalieri che correvano per l’aria con auree vesti,

armati di lance roteanti e di spade sguainate” (Maccabei 5,2)…tutti sono destinati ad infondere la

sicurezza di una presenza forte che, come si diceva nei Salmi, si schiera accanto agli oppressi e ai

fedeli per tutelarli e salvarli.

La presenza degli angeli popola la storia della Chiesa da sempre, e come dice Gesù “…non

l’abbandona nel momento estremo, quello dell’approdo alla Gerusalemme celeste”.

Spesso gli angeli sono rappresentati in cielo come deliziosi e paffuti puttini, come facili figure da

ritrarre nelle più disparate situazioni (io stessa, spesso faccio uso di tali immagini); spesso vengono

descritte come misteriose presenze da inserire nell’esoterico, nel magico, sono usati nell’idolatria e

nella superstizione.

Ma l’angelo altro non è che il segno dell’unico mistero divino, Dio; è il mediatore tra Dio e gli uomini.

E ce lo ricorda S.Paolo scrivendo ai cristiani di Colossi (città di una provincia dell’Asia Minore), dove

aveva polemizzato il loro culto angelico esasperato, che rasentava l’idolatria: “Nessuno si compiaccia

in pratiche di poco conto e nella venerazione degli angeli, seguendo le pretese visioni” (Colossesi

2,18); e un anonimo autore della Lettera agli Ebrei (1,5): “A quale degli angeli Dio ha detto: `Tu sei

mio figlio, oggi ti ho generato?’ “…. perchè al centro dell’autentica fede cristiana non ci sono gli

angeli, ma Cristo che è “al di sopra di ogni potenza angelica” e nel cui nome “ogni ginocchio si piega

in cielo, sulla terra e sotto terra” (Filippesi 2,1)

 

Che cosa dice la Bibbia sugli angeli?

 

Gli angeli sono esseri spirituali personali che presentano gli aspetti dell’intelligenza, delle emozioni e della volontà. Questo vale tanto per gli angeli buoni quanto per quelli cattivi. Gli angeli possiedono un’intelligenza (Matteo 8:29; 2 Corinzi 11:3; 1 Pietro 1:12), mostrano delle emozioni (Luca 2:13; Giacomo 2:19; Apocalisse 12:17) e dimostrano di avere una volontà (Luca 8:28-31: 2 Timoteo 2:26; Giuda 6). Gli angeli sono esseri spirituali (Ebrei 1:14), senza un vero corpo fisico. Il fatto che essi non abbiano un corpo non influisce sul fatto che abbiano una personalità (così come non influisce su Dio).

 

La conoscenza che possiedono gli angeli è limitata al fatto che essi sono esseri creati. Questo significa che non conoscono tutto come Dio (Matteo 24:36). Tuttavia, essi sembrano avere davvero una conoscenza superiore a quella degli esseri umani, il che potrebbe essere dovuto a tre cause: (1) gli angeli sono stati creati come un livello superiore rispetto agli esseri umani; pertanto, essi possiedono per natura una maggiore conoscenza; (2) gli angeli studiano la Bibbia e il mondo più a fondo di quanto non facciano gli esseri umani, acquisendone maggiore conoscenza (Giacomo 2:19; Apocalisse 12:12); (3) gli angeli acquisiscono conoscenza attraverso la lunga osservazione delle attività umane. Diversamente dagli esseri umani, gli angeli non devono studiare il passato; lo hanno sperimentato. Pertanto, sanno in che modo gli altri hanno agito e reagito nelle situazioni e possono prevedere con un maggior grado di accuratezza come potremmo agire noi in circostanze simili.

 

Sebbene essi abbiano una volontà, come tutte le creature gli angeli sono sottoposti alla volontà di Dio. Gli angeli buoni sono mandati da Dio ad aiutare i credenti (Ebrei 1:14). Ecco alcune attività che la Bibbia attribuisce agli angeli:

 

A. lodano Dio (Salmi 148:1, 2; Isaia 6:3);

B. adorano Dio (Ebrei 1:6; Apocalisse 5:8-13);

C. si rallegrano in ciò che fa Dio (Giobbe 38:6-7);

D. servono Dio (Salmi 103:20; Apocalisse 22:9);

E. compaiono al cospetto di Dio (Giobbe 1:6; 2:1);

F. sono strumenti dei giudizi di Dio (Apocalisse 7:1; 8:2);

G. portano le risposte alle preghiere (Atti 12:5-10);

H. aiutano a conquistare le persone a Cristo (Atti 8:26; 10:3);

I. osservano la condotta, il lavoro e le sofferenze dei cristiani (1 Corinzi 4:9; 11:10; Efesini 3:10; 1 Pietro 1:12);

J. incoraggiano in periodi di pericolo (Atti 27:23,24);

K. si prendono cura dei giusti nel momento della morte (Luca 16:22).

 

Gli angeli sono di un ordine d’esistenza completamente diverso rispetto agli esseri umani. Questi ultimi non diventano angeli dopo la morte. Gli angeli non diventeranno mai esseri umani, e mai lo sono stati. Dio ha creato gli angeli così come ha creato l’umanità. La Bibbia non afferma mai che gli angeli siano stati creati a immagine e somiglianza di Dio come lo sono gli esseri umani (Genesi 1:26). Gli angeli sono esseri spirituali che possono assumere forma fisica fino a un certo punto. Gli esseri umani sono anzitutto esseri fisici, ma con un aspetto spirituale. La cosa più importante che possiamo imparare dagli angeli è la loro ubbidienza immediata e cieca ai comandi di Dio.

 

GLI ANGELI, MESSAGGERI DI DIO: ECCO COSA DICE LA BIBBIA

di Julio Loredo

 

ESEMPI DI PRESENZA ANGELICA NELLA BIBBIA

Giacobbe vede una scala che toccava il Cielo e gli angeli scendere e risalire su essa (Gen. 28, 10ss); lo stesso Giacobbe lotta con un angelo e da lui riceve il nome di Israele (Gen. 32, 24ss); un angelo trova Agar e le annuncia la nascita d’Ismaele  (Gen. 16, 7ss); un angelo precede il popolo d’Israele nel suo viaggio per il deserto (Es. 14, 19); proclamandosi “Principe dell’esercito del Signore”, san Michele appare a Giosué alla periferia di Gerico (Gen. 5, 2ss); due angeli conducono Lot e la sua famiglia fuori da Sodoma (Gen. 19, 1ss); san Raffaele appare a Tobia e lo accompagna sulla strada per Media (Tb. 5, 4); Daniele è protetto da un angelo che gli porta pure da mangiare (Dn. 3, 49, 14, 34).

Il Nuovo Testamento inizia con lo stupendo saluto angelico rivolto dall’arcangelo Gabriele a Colei che sarebbe diventata Madre del Verbo Incarnato (Lc. 1, 26ss); un angelo annuncia ai pastori la nascita del Salvatore (Lc. 2, 8ss); a Lui si uniscono poi una moltitudini di angeli che cantano “Gloria in excelsis Deo!” (Lc. 2, 13ss); un angelo appare in sogno a san Giuseppe avvertendolo del pericolo che incombeva sul Bambino (Mt. 2, 13), e poi per dirli che poteva ritornare in Israele (Mt. 2, 19).

Più tardi lo stesso Gesù parla diverse volte sugli angeli, per esempio quando rivela l’esistenza degli angeli custodi (Mt. 18, 10). Poi ci sono gli episodi riguardanti i demoni che Egli scaccia. Riferendosi al giudizio finale, Nostro Signore afferma: «Il Figlio dell’Uomo (...) manderà i suoi angeli» (Mt. 24, 30).

PROVE DELLA LORO ESISTENZA

L’esistenza degli angeli può essere dedotta teologicamente. San Tommaso d’Aquino spiega che una causa è tanto più perfetta quanto più produce effetti simili a sé. Dio, Essere spirituale, manifesta la sua perfezione creando esseri spirituali, appunto gli angeli.

Un altro argomento che dimostra l’esistenza degli angeli è tratto dall’ordine dell’universo. Dio è sommamente sapiente e agisce in modo ordinato. Una delle regole dell’ordine è la gradualità. Fra una formica e un elefante, per esempio, non v’è una lacuna ma tutt’una gamma di animali successivamente più grandi. Se non ci fossero gli angeli, fra l’uomo e Dio ci sarebbe nell’universo un vuoto troppo grande e, quindi, un disordine. 

L’universo è costituito da una gradazione armonica di esseri successivamente più perfetti che, dai minerali fino al più alto degli angeli, formano una gerarchia perfettamente ordinata.

LA NATURA ANGELICA

All’apice dell’universo troviamo la natura divina. È increata, esiste da tutta l’eternità e appartiene esclusivamente all’unico Dio in tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo, unica natura, unica sostanza. Fra le perfezioni della natura divina vi è l’immensità (Dio è ovunque), l’onniscienza (Dio conosce tutto), l’onnipotenza (Dio può fare tutto).

Poi troviamo la natura angelica. L’onnipotenza divina creò dal nulla gli angeli, che sono puro spirito, cioè non hanno materia. Questa natura è propria degli angeli e dei demoni, e sta al vertice della creazione. Fra le sue caratteristiche vi è: l’immortalità, la volontà immutabile, l’intelligenza acutissima, che conosce direttamente le leggi del mondo materiale, la capacità di attraversare ogni materia, la capacità di muoversi istantaneamente.

Più in basso troviamo la natura umana, misto di spirito e di materia, la natura animale, la natura vegetale e la natura minerale, che costituisce la base del creato.

LA GERARCHIA ANGELICA

Sopra abbiamo detto che l’universo è ordinato in modo gerarchico. Anche fra gli angeli esiste una gerarchia. Essendo puro spirito gli angeli non si possono distinguere, come nel caso degli uomini, per le differenze accidentali dovute alla materia. Per distinguersi devono per forza essere sostanzialmente diversi. 

Ogni angelo è una specie a sé. In questa gerarchia lineare esistono tuttavia degli ordini. Gli angeli sono divisi in nove cori, i cui nomi ci vengono rivelati nelle Sacre Scritture:

I Serafini, sono i più alti, contemplano Dio faccia a faccia e Lo amano con amore perfetto.

I Cherubini, conoscono in Dio l’ordine del creato.

I Troni, conoscono in Dio l’emanazione dei decreti coi quali governa l’universo.

Le Dominazioni, effettuano la distribuzione dei servizi a tutti gli angeli e li dirigono.

Le Virtù, comunicano il movimento a tutto l’universo.

Le Potestà, collaborano con l’ordine dell’universo occupandosi specialmente degli ostacoli.

I Principati, sono gli angeli custodi dei Paesi.

Gli Arcangeli, vegliano sul bene comune della Fede e degli affari del culto.

Gli Angeli, aiutano a realizzare i beni particolari, per esempio come angeli custodi di singole persone.

I teologi sono concordi nell’affermare che il numero degli angeli è enorme e supera di gran lunga il numero degli uomini. Seguendo l’opinione dello pseudo Dionigi Aeropagita nella celebre opera De Coelesti Hierachia, la teologia cattolica ritiene l’enormità del numero come una perfezione necessaria della natura angelica.

L’AZIONE ANGELICA SULL’UOMO

Questo mondo angelico non è affatto dissociato da quello umano. Fra l’uno e l’altro intercorrono reciproche influenze. Esiste un’azione angelica sull’uomo e sulla società, che il moderno laicismo ha cercato in ogni modo di nascondere.

Gli angeli sono esseri incorporei, cioè totalmente spirituali. Sono più perfetti dell’uomo poiché più somiglianti a Dio che è puro Spirito. E sono anche molto potenti, poiché riflettono più perfettamente l’onnipotenza di Dio.

San Tommaso d’Aquino, e con lui la teologia cattolica, insegna che nella gerarchia dell’universo gli esseri superiori hanno un naturale dominio su quelli inferiori, come quando l’uomo usa la terra per trarne beneficio. «Gli esseri inferiori – afferma S. Tommaso – sono sotto l’influsso degli esseri superiori».  

L’angelo, intrinsecamente superiore all’uomo, ha dunque su di lui un naturale ascendente.

Questo ascendente, però, ha un limite invalicabile: il libero arbitrio dell’uomo. Dio ha creato l’uomo con una volontà perfettamente libera. Tranne Dio, nessuno può muovere la volontà d’una persona: «Mutare la volontà è prerogativa esclusiva di Dio». Ne consegue che un angelo non può mai imporsi all’uomo. L’angelo può, questo sì, cercare di inclinare la sua volontà presentandogli un oggetto come un bene desiderabile.

Un primo elemento dell’influenza angelica sull’uomo è ciò che possiamo chiamare, in linguaggio non certo teologico, azione di presenza. Così come la vicinanza di un corpo caldo riscalda ciò che gli è attorno, così la presenza di un angelo può influenzare l’uomo. 

Cosa non molto diversa accade fra gli uomini. Una persona molto calma irradia naturalmente tranquillità attorno a sé, come una persona nervosa dissemina agitazione. La mera presenza di un angelo illumina l’intelligenza, fortifica la volontà e ordina la sensibilità. Come la presenza di un demonio annebbia l’intelligenza, indebolisce la volontà e turba la sensibilità.

Un secondo elemento è l’influenza sulle passioni che sorgono dall’appetito sensitivo. L’angelo ha un governo sulla materia e può, dunque, influire sul metabolismo di una persona per creare in essa un certo umore. Per esempio, il demonio può invogliare al tedio durante una cerimonia religiosa, mentre può invece aizzare la libidine di fronte ad un’occasione di peccato carnale. La volontà resta, comunque, sempre libera di acconsentire o resistere alla passione.

Un terzo elemento è l’influenza sull’immaginazione e la fantasia. Per via di questo governo sulla materia, l’angelo può influire sui processi fisiologici, specie quelli del cervello, per favorire la creazioni di immagini mentali che inducano a praticare la virtù, oppure a cadere nel peccato.

CIVILTÀ CRISTIANA, CIVILTÀ ANGELICA

Nostro Signore parla degli angeli custodi, a cui viene affidata la guardia d’una persona. La loro azione è facilmente comprensibile: si tratta di condurre la persona sulla via del bene, favorendo la sua vita spirituale e allontanandola dalle tentazioni. Le Sacre Scritture, però, parlano anche di angeli custodi delle nazioni, come quello dei persiani (Dan. 10, 13ss). E qui l’argomento diventa più impegnativo.

In modo generico si tratta di favorire la vita spirituale collettiva della nazione. Ma cosa vuol dire questo? È chiaro che non si tratta semplicemente della somma delle vite spirituali individuali, visto che ogni cittadino possiede già un suo proprio angelo custode. 

Qui si tratta piuttosto di proteggere le istituzioni, i costumi, le tradizioni di un Paese, in una parola la sua civiltà, affinché possa favorire la pratica in comune della virtù. Si tratta di dirigere non più un’anima sulla via del bene, ma un Paese sulle vie della civiltà cristiana e del servizio alla Chiesa e alla Cristianità.  

E, così come nella vita d’una persona possiamo scorgere momenti di una intensa azione angelica (per esempio la Prima Comunione), o di un’altrettanto intensa azione diabolica (per esempio il primo peccato carnale), nella vita delle nazioni possiamo scorgere momenti di influenza angelica (per esempio la vittoria di Lepanto), oppure momenti di forte prevalenza diabolica (per esempio in certi episodi della Rivoluzione Francese o in certi aspetti del regime nazista). 

Già a metà del secolo XIX il beato Francisco Palau i Quer affermava che molte situazioni politiche  non si spiegavano senza una fortissima influenza demoniaca. Cosa direbbe lui del secolo appena trascorso?

Questo ci conduce ad una visione della politica e della storia nella quale Dio, la grazia divina e l’azione angelica hanno un ruolo importante, anzi preponderante. Una visione distante anni luce da quella laicista.

 

 

Gli Angeli nella Bibbia

Si presentano ad Abramo nelle sembianze di tre uomini e gli annunciano che dopo un anno avrà un figlio (Gn 18, 1-37)

 

Messaggeri di Dio sono anche i due ospiti di Lot a Sodomia. Essi proteggono lui, sua moglie e le loro due figlie. Ma gli angeli hanno anche il compito di eseguire il giudizio sugli empi abitanti di Sodomia (Gn 19, 1-25).

 

Giacobbe in sogno vide gli angeli di Dio che salivano e scendevano su una scala che dalla terra saliva fino al cielo (Gn 28,10)

 

Dopo la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso "Dio pose a oriente del giardino di Eden i Cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita". (Gn 3,24)

 

L'angelo del Signore appare a Mosè nella fiamma di fuoco in mezzo al roveto (Es 3, 1-33).

 

L'angelo del Signore protegge Israele nel passaggio del mare e lo scorta durante l'esodo (Es 23,20).

 

Invia un angelo a fare da guida davanti a loro nel deserto (Es 32,34;33,2). "Io mando un angelo davanti a te per custodirti nel cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato.. ".

 

Gli angeli portano al cospetto di Dio le preghiere degli uomini (Tb 12,12) (Ap 5,8; 8,3).

 

Messaggero di Dio appare a Giosuè nelle sembianze di un uomo con la spada sguainata. L'angelo promette a Giosuè e a Israele il suo aiuto nella battaglia.

"Mentre Giosuè era presso Gerico, alzo gli occhi ed ecco, vide un uomo in piedi davanti a sé che aveva in mano una spada sguainata". Giosuè gli chiese "tu sei per noi o per i nostri avversari?". Lo straniero rispose "Io sono il capo dell'esercito del Signore" Egli, allora, prepara Giosuè all'annuncio della prossima caduta di Gerico.

"Davide, alzati gli occhi, vide l'angelo del Signore che stava fra cielo e terra con la spada sguainata in mano, tesa verso Gerusalemme". (1Cr 21,16). Davide prega di risparmiare il popolo…"Il Signore ordinò all'angelo e questi ripose la spada nel fodero". (1Cr 21,26).

 

Dinanzi all'ira della regina Gezabele, Elia dovette fuggire nel deserto. Stremato si sedette sotto un ginepro, augurandosi di morire. Mentre dormiva, un angelo lo toccò e disse "Alzati e mangia". Egli si guardò attorno e trovò vicino alla sua testa, un pane abbrustolito e una brocca d'acqua. Mangiò e bevve. Quando si addormentò di nuovo, l'angelo ritornò e disse " Su! Mangia, perché è troppo lungo per te il cammino". Allora Elia mangiò e bevve e, per la forza ottenuta da questo pasto, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb. (1Re 19, 4-8).

 

Io vidi il Signore seduto su un trono alto e elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei Serafini, ognuno aveva sei ali; con due si coprivano la faccia, con due si coprivano i piedi e con due volavano. Proclamavano l'uno all'altro "Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria". (Is 6,1-4).

 

Poiché tre giovani rifiutano di tributare onori divini a Nabucodonosor: essi vengono gettati in una fornace ardente. L'angelo del Signore scende con loro nel fuoco e scaccia le fiamme della fornace. I giovani cosi salvati, lodano il Signore e i suoi angeli. (Dn 3).

 

Dario di Media, fa gettare due volte Daniele nella fossa dei leoni, poiché il profeta, contro la legge, pregava il Dio di Israele. Malgrado ciò, Daniele non subisce alcun male e confessa: "Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni" (Dn 6).

Tobia parte per un viaggio perché ha bisogno di denaro per il padre cieco. In questo viaggio irto di pericoli Egli trova un angelo (Raffaele) che lo accompagna e lo induce a prendere con sé le interiora di un pesce come rimedio contro la cecità del padre. Al tempo stesso l'angelo salva dalla sua tragedia la giovane moglie di Tobia. Alla fine svela la sua identità: "Io sono Raffaele (Dio salva), uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore" (Tb 12,15)

 

 

Angeli nei Vangeli

 

L'Arcangelo Gabriele appare a Zaccaria nel tempio per annunciargli la nascita di un figlio, Giovanni. (Lc 1, 8-22)

 

L'Arcangelo sei mesi più tardi viene mandato da Dio presso Maria per recarle l'annuncio dell'incarnazione di Gesù. (Lc 1, 26-28)

 

Più tardi l'Arcangelo va dai pastori che facevano le guardie di notte "La gloria del Signore li avvolse di luce". Egli annuncia la nascita del Messia e improvvisamente appare "Una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio".

 

Un Angelo appare in sogno a Giuseppe per annunciargli il concepimento del bambino. (Mt 1, 18-24).. Più tardi in sogno appare nuovamente a Giuseppe e gli ordina di fuggire in Egitto con il bambino e sua madre. (Mt 3, 13-15).

 

Dopo la morte di Erode un angelo appare in sogno a Giuseppe e gli ordina di tornare in Galilea. (Mt 2, 19-23).

 

Parabola "Quando il povero morì fu portato dagli angeli nel seno di Abramo". (Lc 16,22).

 

All'inizio della passione di Gesù, un angelo gli appare durante la sua preghiera e lo conforta. (Lc 22, 43).

 

"Pensi forse che Io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?". (Mt 26, 53).

"Un angelo in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l'acqua; il primo ad entrarvi dopo l'agitazione dell'acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto" (Gv 5,4) nell'atrio della piscina di Betsaida.

 

Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome vanno alla tomba di Gesù: "Un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accosto, rotolò via la pietra. Il suo aspetto era come il lampo e la sua veste bianca come la neve". Egli annuncia alle donne: "Non è qui. È risorto..". (Mt 28, 1-6).

 

Ascensione di Gesù

 

"ecco, due uomini in bianchi vesti si presentano a loro" e spiegarono ciò che era accaduto. (At 1, 10s).

 

"quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi". (Mc 8,38).

 

Alla Parusia il Figlio dell'uomo

 

"Manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli". (Mt 24,31).

 

"Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.." (Mt 25,31).

 

Quando il sommo sacerdote fa gettare gli apostoli nella prigione pubblica, un messaggero di Dio apre la porta della prigione e li conduce fuori (At 5, 18s)

 

Erode fa incarcerare Pietro ma un messaggero un angelo lo libera: " Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse "Alzati in fretta!". E le catene gli caddero dalle mani….la porta si aprì da sé davanti a loro ". (Att 12, 4-9).

Quando Paolo è in pericolo di naufragio, gli appare un angelo, durante la notte, e gli promette la salvezza per lui e per tutti coloro che sono con lui. (Att 27, 23-25).

 

 

Gli Angeli nella Bibbia 

di Gianfranco Ravasi

Dalla prima pagina delle Scritture Sacre coi “Cherubini dalla fiamma della spada folgorante”, posti a guardia del giardino dell’Eden (Genesi 3,24), fino alla folla angelica che popola il cielo dell’Apocalisse, tutti i libri della Bibbia sono animati dalla presenza di queste figure sovrumane, ma non divine, che già occhieggiavano nelle religioni circostanti al mondo ebraico e cristiano. Proprio i Cherubini, che saranno destinati a proteggere l’Arca dell’Alleanza (Esodo 25,18-21), sono noti anche nel nome (karibu) all’antica Mesopotamia, simili quasi a sfingi alate, dal volto umano e dal corpo zoomorfo, posti a tutela delle aree sacre templari e regali, mentre i Serafini della vocazione di Isaia (6,1-7), nella loro radi- ce nominale, rimandano a qualcosa di serpentiniforme e ardente.

 

L’Angelo, “trasparenza” del divino

Ma lasciamo questo intreccio marginale – coltivato, però, con entusiasmo dalle successive tradizioni apocrife e popolari – tra mitologia e angelologia per individuare, in modo sia pure molto semplificato, il vero volto dell’Angelo secondo le Scritture. V’è subito da segnalare un dato statistico: il vocabolo mal’ak, in ebraico “messaggero”, tradotto in greco come ‘Anghelos (donde il nostro “angelo”) risuona nell’Antico Testamento ben 215 volte e diventa persino il nome (o lo pseudonimo) di un profeta, Malachia, che in ebraico significa “angelo del Signore”.

Certo, come prima si diceva a proposito di Cherubini e Serafini, non mancano elementi di un retaggio culturale remoto che la Bibbia ha fatto suoi: la Rivelazione ebraico-cristiana si fa strada nei meandri della storia e nelle coordinate topografiche di una regione appartenente all’antico Vicino Oriente e ne raccoglie echi e spunti tematici e simbolici.

I “figli di Dio”, ad esempio, nella religione cananea, indigena della Palestina, erano dèi inferiori che facevano parte del consiglio della corona della divinità suprema del pantheon, ’El (o in altri casi Ba’al, il dio della fecondità e della vita). Israele declassa questi “figli di Dio”, che qua e là appaiono nei suoi testi sacri (Genesi 6,1-4; Giobbe 1,6 e Salmi 29,1), al rango di Angeli che assistono il Signore, il cui nome sacro, unico e impronunziabile, è JHWH. Anche “il Satana”, cioè 1’avversario (in ebraico è un titolo comune e ha l’articolo), in Giobbe appare come un pubblico ministero angelico della corte divina (1,6-12).

L’Angelo biblico, perciò, conserva tracce divine. Anzi diventa non di rado – soprattutto quando è chiamato mal’ak Jhwh, “Angelo del Signore” – una rappresentazione teofanica, ossia un puro e semplice rivelarsi di Dio in modo indiretto. Come scriveva uno dei più famosi biblisti del Novecento, Gerhard von Rad, “attraverso 1’Angelo è in realtà Dio stesso che appare agli uomini in forma umana”. E’ per questo che talvolta 1’Angelo biblico sembra entrare in una dissolvenza e dal suo volto lievitano i lineamenti del Re celeste che lo invia. Infatti in alcuni racconti l’Angelo e Dio stesso sono intercambiabili.

Nel roveto ardente del Sinai a Mosè appare innanzitutto “l’Angelo del Signore” ma, subito dopo, la narrazione continua così: ”Il Signore vide che Mosè si era avvicinato e Dio lo chiamò dal roveto” (Esodo 3,2.4). Questa stessa identificazione può essere rintracciata nel racconto che vede protagonisti Agar, schiava di Abramo e di Sara, e suo figlio Ismaele dispersi nel deserto (Genesi 16,7.13) in quello del sacrificio di Isacco al monte Moria (Genesi 22,11-17), nella vocazione di Gedeone (Giudici 6,12.14) e così via.

 

Lasciamo ai nostri lettori più esigenti la verifica all’interno dei passi biblici citati. In questa funzione di “trasparenza” del divino, 1’Angelo può acquistare anche fisionomie umane per rendersi visibile. Così nel capitolo 18 della Genesi – divenuto celebre nella ripresa iconografica di Andrej Rublev – gli Angeli si presentano davanti alla tenda di Abramo come tre viandanti; uno solo di loro annunzia la promessa divina; nel prosieguo del racconto (19,1) diventano “due Angeli”, ritornano poi a essere “tre uomini” per ritrasformarsi in Angeli (19,15), mentre è uno solo a pronunziare le parole decisive per Lot, nipote di Abramo (19,17-22). E’ ancora sotto i tratti di un uomo misterioso che si cela 1’Angelo della lotta notturna di Giacobbe alle sponde del fiume Jabbok (Genesi 32,23- 33), ma il patriarca è convinto di “aver visto Dio faccia a faccia”.

Dobbiamo, allora, interrogarci sul significato di questa personificazione “angelica” di Dio che appare in non poche pagine bibliche come espressione della sua benedizione ma anche del suo giudizio (si pensi all’Angelo sterminatore dei primogeniti egiziani nell’Esodo che il libro della Sapienza reinterpreta come la stessa Parola divina).

Se non leggiamo materialmente o “fondamentalisticamente” (cioè in modo letteralistico) quei passi, ma cerchiamo di coglierne il significato genuino sotto il velo delle modalità espressive, ci accorgiamo che in questi casi l’Angelo biblico racchiude in sé una sintesi dei due tratti fondamentali del volto di Dio. Da un lato, infatti, il Signore è per eccellenza 1’Altro, cioè colui che è diverso e superiore rispetto all’uomo, è – se usiamo il linguaggio teologico – il Trascendente. D’altra parte, però, egli è anche il Vicino, 1’Emmanuele, il Dio - con - noi, presente nella storia dell’uomo. Ora, per impedire che questa vicinanza ‘impolveri’ Dio, lo imprigioni nel mondo come un oggetto sacro, 1’autore biblico ricorre all’Angelo. Egli, pur venendo dall’area divina, entra nel mondo degli uomini, parla e agisce visibilmente come una creatura.

Ma il messaggio che egli porta con sé è sempre divino. In altri termini 1’Angelo è spesso nella Bibbia una personificazione dell’efficace parola di Dio che annunzia e opera salvezza e giudizio. La visione della scala che Giacobbe ha a Betel è in questo senso esemplare: “Gli angeli di Dio salivano e scendevano su una scala che poggiava sulla terra mentre la sua cima raggiungeva il cielo” (Genesi 28,12). L’Angelo raccorda cielo e terra, infinito e finito, eternita e storia, Dio e uomo.

 

Il volto “ personale” dell’Angelo

Ma gli Angeli sono anche qualcosa di più di una semplice immagine di Dio. E’ necessario, perciò, percorrere altre pagine bibliche. Ebbene, in altri testi antico o neotestamentari gli Angeli appaiono nettamente con una loro entità e identità e non come rappresentazione simbolica dello svelarsi e dell’agire di Dio. E’ necessaria, però, una nota preliminare. Soprattutto nell’Antico Testamento, non si parla mai di “purissimi spiriti” come noi siamo soliti definire gli Angeli, perché per i Semiti era quasi impossibile concepire una creatura in termini solo spirituali, separata dal corpo (Dio stesso è raffigurato antropomorficamente).

Essi, perciò, hanno connotati e fisionomie con tratti concreti e umani. Ed è soprattutto nella letteratura biblica successiva all’esilio babilonese di Israele (dal VI secolo a.C. in poi) che 1’Angelo acquista un’identità propria sempre più spiccata. Evochiamone alcuni desumendoli dalla narrazione biblica. Iniziamo con la storia esemplare di Tobia jr. che parte verso la meta di Ecbatana, ove 1’attenderanno le nozze con Sara, accompagnato da un giovane di nome Azaria. Egli ignora che, sotto le spoglie di questo ebreo che cerca lavoro, si cela un Angelo dal nome emblematico, Raffaele, in ebraico “Dio guarisce”. Egli, infatti, non solo preparerà un filtro magico per esorcizzare il demonio Asmodeo che tiene sotto il suo malefico influsso la promessa sposa di Tobia, Sara, ma anche appronterà una pozione oftalmica per far recuperare la vista a Tobia sr., il vecchio padre accecato da sterco caldo di passero.

Come è facile intuire, il racconto “fine e amabile” di Tobia - secondo la definizione di Lutero che ne raccomandava la lettura alle famiglie cristiane – è percorso da elementi fiabeschi, ma la certezza dell’esistenza di un “Angelo custode” del giusto è indiscussa. discorso finale che egli rivolge ai suoi beneficati nel capitolo 12 del libro di Tobia, al momento dello svelamento, è significativo: Raffaele-Azaria ha introdotto 1’uomo nel segreto del re divino e 1’b rivelato come quello di un Dio d’amore (“quando ero con voi, io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per la volontà di DIO” confessa in Tobia 12,18).

 

L’idea di un Angelo che non lascia solo il povero e il giusto per le strade del mondo, ma gli cammina a fianco è, d’altronde, reiterata nella preghiera dei Salmi: “L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva (...). Il Signore darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi; sulle loro mani ti porteranno perchè non inciampi nella pietra il tuo piede” (Salmi .34, 91,11-12).

Nel libro di Giobbe appare anche 1’Angelo intercessore che placa la giustizia divina educando 1’uomo alla fedeltà e incamminandolo sulle vie della salvezza: “Se 1’uomo incontra un angelo un intercessore tra i mille, che gli sveli il suo dovere, che abbia compassione di lui e implori: Scampalo, Signore, dal discendere nella fossa della morte perchè io gli ho trovato un riscatto!, allo la carne dell’uomo ritroverà la freschezza della giovinezza e tornerà ai giorni dell’adolescenza” (Giobbe 33,23-25).

 

Un’altra figura angelica “personale” di grande rilievo per entrambi i Testamenti è, con Michele (“chi è come Dio?”), Angelo combattente, Gabriele (“uomo di Dio” o “Dio si è mostrato forte” o “uomo fortissimo”). Nel libro di Daniele egli entra in scena nel funzioni di Angelo “interprete”, perchè consegna e decifra ai fedeli gli enigmi della Rivelazione divina, spesso affidata ai sogni. Si leggano appunto i capitoli 7-12 del libro apocalittico di Daniele, che è mo lto simile a una sciarada storico- simbolica, i cui fili aggrovigliati vengono dipanati da Gabriele, 1’Angelo che – come vedremo – sarà presente anche alla soglia del Nuovo Testamento.

Nella tradizione giudaica, soprattutto in quella della letteratura apocalittica apocrifa dei secoli III-I a.C., egli si affaccia dal cielo per abbracciare con sguardo tutti gli eventi del mondo così da poterne riferire a Dio. E presiede le classi angeliche dei Cherubini e delle Potestà e ha in pratica la gestione dell’intero palazzo celeste. Gli Angeli si moltiplicheranno in particolare nel racconto biblico dell’epoca dei Maccabei, combattenti per la libertà di Israele sotto il regime siro-ellenistico nel II secolo a.C. Questa proliferazione è naturalmente lo specchio di un’epoca storica e della convinzione di combattere una battaglia giusta e santa, avallata da Dio stesso che ne produce 1’esito positivo attraverso la sua armata celeste. Ma v’è anche la netta certezza che 1’Angelo faccia parte delle verità di fede secondo una sua precisa identità e funzione. Così, al ministro siro Eliodoro, che vuole confiscare il tesoro del tempio di Gerusalemme, si fanno incontro prima un cavaliere rivestito d’armatura aurea e poi “due giovani dotati di grande forza splendidi per bellezza e con vesti meravigliose” che lo neutralizzano e lo convincono a riconoscere il primato della volontà divina ( 2Maccabei 3,24-40).

Durante un violento scontro tra Giuda Maccabeo e i Siri “apparvero dal cielo ai nemici cinque cavaliere splendidi su cavalli dalle briglie d’oro: essi guidavano gli Ebrei e, prendendo in mezzo a loro Giuda, lo ripararono con le loro armature rendendolo invulnerabile” (2 Maccabei 10,29-30). Altre volte è un solitario “cavaliere in sella, vestito di bianco, in atto di agitare un’arma tura d’oro”, a guidare Israele alla battaglia (2 Maccabei 11,8). E non manca neppure una vera e propria squadriglia angelica composta da “cavalieri che correvano per 1’aria con auree vesti, armati di lance roteanti e di spade sguainate” (2 Maccabei 5,2).Al di là della retorica marziale di queste pagine v’è la sicurezza di una presenza forte che, come si diceva nei Salmi già citati, si accampa accanto agli oppressi e ai fedeli per tutelarli e salvarli.

 

L'ANGELO CUSTODE

L'esistenza degli angeli custodi è ampiamente documentata nella Bibbia e nella tradizione cattolica, tanto che il 2 ottobre la Chiesa fa memoria dei santi Angeli Custodi e li prega con queste parole nella ­liturgia della Messa a loro dedicata: "O Dio, che nella tua misteriosa provvidenza mandi dal cielo i tuoi Angeli a nostra custodia e protezione, fa' che nel cammino della vita siamo sempre sorretti dal loro aiuto per essere uniti con loro nella gioia eterna".

Nella storia della salvezza Dio affidò agli angeli l'incarico di proteggere il suo popolo eletto: "Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede" (Salmo 90,11-12) e di condurlo verso la patria del cielo: "Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato" (Libro dell'Esodo 23,20-23). Pietro, in carcere, fu liberato dal suo angelo custode (Atti degli Apostoli 12,7­11. 15). Gesù, a difesa dei piccoli, disse che i loro angeli vedono sempre il volto del Padre che sta nei cieli (Vangelo di Matteo 18,10). 

Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica  testimonia con parole chiare e autorevoli l'esistenza degli angeli: "L'esistenza degli esseri spirituali, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione... In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria... Dall'infanzia fino all'ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione. Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita (Catechismo della Chiesa Cattolica 328 330 336).

Gli uomini di oggi credono troppo poco al ministero angelico dei custodi celesti che Dio ci ha posto a fianco per proteggerci e consigliarci al bene. Gli angeli custodi sono una realtà: amorosi, attivi, sapienti, vigilanti, fedeli, non mancano mai al loro compito, neppure quando la persona loro affidata li disgusta col peccato. Se invece essa vive nella grazia del Signore e lo serve con tutte le sue forze, allora, come è detto di Gesù dopo la tentazione nel deserto (Vangelo di Matteo 4,11), gli angeli la servono con somma venerazione e, da oranti, divengono adoranti, perché chi è in grazia di Dio ha Dio in sé.

La missione dell'angelo custode cessa definitivamente con grande dolore, con la morte del custodito, solo quando questi è un peccatore impenitente e viene sprofondato nell'inferno. Oppure cessa con grande gioia alla morte di un santo, che dalla terra passa al paradiso senza soste purgative. Ma la missione angelica continua ancora per coloro che dalla terra passano al purgatorio per espiare e purificarsi. Gli angeli custodi, infatti, pregano davanti al trono di Dio con amore incessante per le anime loro affidate e non ancora nella gloria, e presentano al Signore i suffragi che sulla terra applicano ad esse familiari, parenti, amici, benefattori e anime devote.

Il legame che unisce l'angelo custode con lo spirito che è in purgatorio è molto vivo, attivo, dolce, compassionevole, amoroso. Come madre che attende il ritorno della salute in un figlio che fu malato ed è convalescente; come sposa che conta i giorni che la separa dalla riunione con il suo amore lontano, così l'angelo custode attende con ansia la liberazione del suo assistito. Neppure per un attimo cessa di guardare ai palpiti della Giustizia divina e agli sforzi della volontà umana che si monda nei fuochi dell'Amore, e giubila vedendo Dio sempre più placato verso l'anima imperfetta ed essa sempre più degna del suo Dio. E quando la Luce ordina al Custode: "Vai a trarlo fuori per portarlo qui", allora, come una freccia, si precipita a portare un lampo di paradiso, che è fede, che è speranza, che è conforto, a coloro che ancora restano ad espiare in purgatorio, e stringe a sé l'anima amata per la quale ha operato e trepidato e le dà l'annuncio della sua liberazione, risalendo con lei verso la Luce e insegnandole l'osanna paradisiaco.

I due più bei momenti per l'angelo custode, i due più dolci attimi del suo compito di Protettore, sono quando la Carità gli dice: "Scendi sulla terra, ché una nuova creatura è generata e tu la devi custodire come gemma che mi appartiene", e quando gli dice: "Vai a prenderla e sali con essa da Me in cielo". Ma il primo attimo non è così gioioso come il secondo. Nel primo, l'angelo scende timoroso sulla terra dove ci sono pericoli e tentazioni. Nel secondo, sale gioioso in cielo dove non c'è che pace e gloria. Come, infatti, lo spirito celeste trema per la nostra fragilità quando siamo presi in custodia, così esulta di gioia dopo ogni nostra vittoria. Lucifero, l'angelo cattivo, è vigile a tentare di abbattere ciò che Dio costruisce. Perciò gioioso, perfetto nella sua gioia, è l'attimo in cui entriamo nel cielo con il nostro angelo custode. Nulla può più intaccare ciò che è ormai tutto compiuto.

Gli angeli custodi sono costantemente e meravigliosamente attivi presso Dio, del quale ascoltano gli ordini e al quale offrono le nostre buone azioni, presentano e appoggiano le nostre suppliche, intercedono nelle nostre pene e difficoltà, facendoci da guide e maestri con ispirazioni, luci, consigli, richiami.

Sempre presso il suo custodito, sia che sia un santo o un peccatore, l'angelo custode è presso la creatura che il Signore gli ha affidato, dall'infusione dell'anima nella carne alla separazione dell'anima dal corpo. E questo pensiero, che ognuno di noi ha vicino un angelo, dovrebbe aiutarci ad amare il prossimo nostro, assisterlo, perdonarlo, accoglierlo con carità e rispetto, almeno per l'invisibile spirito che è al suo fianco e che merita la nostra venerazione.

A tutte le opere di misericordia che facciamo sono testimoni gli angeli: il nostro e quelli di coloro che ricevono la nostra carità o se la vedono negata. Perciò, se pensiamo che ad ogni atto compiuto verso il prossimo, oltre l'occhio onnipresente di Dio, presiedono e osservano i rispettivi angeli custodi che gioiscono o soffrono per come ci comportiamo, come saremmo più buoni con gli altri!

Anche un delinquente ha il suo angelo custode. L'angelo non diviene delinquente se cattivo è il suo custodito. Dobbiamo vedere, con fede, l'angelo custode che è al fianco di ogni persona e agire sempre come se ogni nostra azione fosse fatta al cospetto di Dio. Il nostro angelo custode e quelli di coloro che abbiamo beneficato diranno al Signore, nel momento del nostro ingresso in paradiso: "Altissimo Iddio! Costui fu sempre fedele alla carità, amando Te nelle creature e amando le creature in Te. Per questo suo amore spirituale sopportò molte offese, perdonò tutti, fu misericordioso, non si vendicò del male ricevuto, a imitazione del Figlio tuo diletto che volle convertire e salvare dal male molte persone".

Noi siamo templi vivi in cui abita Dio (Prima Lettera ai Corinti 3,16). Se la colpa non scaccia l'Ospite divino che è in noi, ogni spirito d'uomo diviene un tabernacolo, chiuso nel tempio del suo corpo consacrato dai sacramenti, nel quale è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Gli angeli gioiscono di vedere Dio in noi, e ci adorano. Quando invece una persona non è più in stato di grazia e vive in peccato grave, il suo angelo, con rammarico, non potendo più venerare il Creatore nella sua opera, venera l'opera nel suo Creatore. Non può fare altro. La venera così, come noi veneriamo un luogo un tempo abitato da Dio e poi profanato dai nemici ma sempre degno di venerazione, non perché contenga ancora il Signore, ma perché lo ha contenuto.

L'angelo custode adora sempre. Sia quando l'anima è viva e in stato di grazia, sia quando è morta e condannata alla dannazione. Ma felice quello che può dire: "Ti adoro, mio Signore, chiuso in questo tuo santo", e non ha bisogno di volare al cielo per incontrare lo sguardo dell'Altissimo!  

PREGHIERE ALL'ANGELO CUSTODE

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

O santo Angelo Custode, abbi cura della mia anima, del mio corpo e del mio spirito. Illumina la mia mente, perché conosca meglio il Signore e lo ami con tutto il cuore. Assistimi nella mia preghiera, proteggimi nelle mie azioni, aiutami con le tue ispirazioni, difendimi da tutte le tentazioni, salvami dai pericoli di questa vita.

Supplisci alla mia freddezza nel culto del Signore: non cessare di attendere alla mia custodia, finché non mi abbia portato in paradiso ove loderemo insieme il nostro Dio per tutta l'eternità.

 

 

Satana e gli angeli decaduti: chi sono

La parola "angelo" (dal greco angelos) significa messaggero. Gli angeli sono esseri spirituali creati da Dio, e come tali non hanno dei corpi di carne e ossa, sebbene possano apparire sotto sembianze umane (Gen. 19:1-22). I ruoli svolti dagli angeli sono molteplici: essi lodano Dio (Salmo 103:20), hanno fatto da messaggeri al mondo (Luca 1:11-20, 26-38; 2:9-14), vegliano sui credenti (Salmo 91:11-12), e Dio può servirsi di loro per eseguire i Suoi giudizi (Matteo 13:49-50). Essendo dei servitori, nella Bibbia si legge che gli angeli non vanno invocati (Colossesi 2:18) e che essi stessi hanno rifiutato ogni forma di adorazione (Apocalisse 22:8,9).

 

Gli angeli caduti sono quegli angeli che si ribellarono contro Dio seguendo Lucifero. La Bibbia spiega che Lucifero (il nome significa letteralmente, "portatore di luce") in origine fu creato da Dio come il più glorioso degli angeli: era un cherubino protettore, e Dio lo circondò di beni e bellezza. Lucifero però orgogliosamente aspirava a divenire simile a Dio, e per il suo orgoglio e per la corruzione del suo cuore cadde. Egli divenne satana (termine ebraico che significa "l'avversario"). Altri nomi e titoli con cui è chiamato nella Bibbia sono: maligno, diavolo, apollion o abadon (distruttore), beelzebub (signore delle mosche), beliar (senza valore), il padre della menzogna, il gran dragone, il serpente antico, l'omicida, il tentatore, il dio di questo mondo.

 

La concezione di un diavolo con le corna, e unghie spartite, orrendo a guardarsi, proviene dalla mitologia pagana e non dalla Bibbia. Non è un insegnamento cristiano, ma una credenza popolare. Ecco cosa dice Dio nella Bibbia riguardo a Satana:

 

"Così parla il Signore, l'Eterno: ... eri pieno di saviezza, di una bellezza perfetta; eri in Eden, il giardino di Dio; eri coperto d'ogni sorta di pietre preziose... tamburi e flauti erano al tuo servizio, preparati il giorno che fosti creato.

Eri un cherubino dalle ali distese, un protettore.

Ti avevo stabilito, tu stavi sul monte santo di Dio, camminavi in mezzo a pietre di fuoco.

Tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato, finché non si trovò in te la perversità.

Per l'abbondanza del tuo commercio, tutto in te si è riempito di violenza, e tu hai peccato; perciò io ti caccio via, come un profano, dal monte di Dio e ti farò sparire, o cherubino protettore, di mezzo alle pietre di fuoco.

Il tuo cuore si è insuperbito per la tua bellezza; tu hai corrotto la tua saggezza a causa del tuo splendore; io ti getto a terra, ti dò in spettacolo ai re...

Tutti quelli che ti conoscevano fra i popoli restano stupefatti al vederti; tu sei diventato oggetto di terrore e non esisterai mai più." (Ezec. 28:12-19)

 

Riguardo alla sua caduta, in un altro brano allegorico la Bibbia dice:

 

"Come mai sei caduto dal cielo, astro mattutino, figlio dell'aurora? Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni? Tu dicevi in cuor tuo: 'Io salirò in cielo, innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; mi siederò sul monte dell'assemblea, nella parte estrema del settentrione; salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all'Altissimo'." (Isaia 14:12-14)

 

Molti studiosi della Bibbia concordano sul fatto che un terzo degli angeli cadde in peccato seguendo l'inganno di Satana (divennero angeli caduti, cioè demoni), secondo la simbologia dei seguenti versi biblici:

 

"Apparve ancora un altro segno nel cielo: ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra..." (Apocalisse 12:3-4)

 

Avendo perduto l'originaria posizione di grande autorità e sapendo di essere irrimediabilmente sconfitto, Satana odia e si oppone a Dio. Egli cerca di ostacolare, sfigurare e distruggere le opere di Dio, ed odia vedere Dio onorato e servito. L'essere umano è il coronamento della creazione di Dio. Per questo motivo Satana ha indotto il primo uomo e la prima donna a peccare ribellandosi anch'essi a Dio, e fino ad oggi continua a tenerlo schiavo del male, con l'obbiettivo di distruggerlo, rovinarlo, e impedirgli che volentieri ami e conosca Dio.

 

Per natura noi tutti serviamo il nostro "io", che è volto verso il peccato e le cose del mondo. Così facendo gli uomini sono per natura servitori di Satana, perché lui è dominatore su queste cose. Egli sa che il salario del peccato è la morte; è avviato verso la morte eterna all'inferno e, con odio profondo, desidera trascinare con sè quante più creature umane possibile.

 

La Sacra Scrittura ci informa però che la potenza di Satana è limitata. Satana non è onnipotente, onnisciente, o onnipresente. Egli può solo agire nei limiti consentiti da Dio.
Satana è comunque molto potente e molto attivo. Sebbene egli non sia onnipresente, dal momento che regna su una vasta schiera di angeli caduti ha un'influenza di portata mondiale. Le Scritture ne parlano come "il principe delle potenze dell'aria" e "il dio di questo mondo", che sa apparire come "angelo di luce" per ingannare e raggirare gli uomini affinché facciano la sua volontà.

 

Attraverso Gesù, Satana è un nemico vinto. Quando, mediante la crocifissione di Gesù, Satana e i suoi angeli pensarono di averLo sconfitto impedendo la salvezza dell'umanità, dovettero invece arrendersi all'evidenza che quella che appariva come una sconfitta, era in realtà proprio la vittoria definitiva su Satana e sulla caduta umana.
Mediante il proprio sacrificio sulla croce, infatti, Gesù "ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l'ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce" (Colossesi 2:14-15). Satana dunque sa quale sarà il suo destino finale e non può impedirne la realizzazione.

In futuro ci sarà il giudizio sull'umanità e anche sugli angeli caduti:

 

 

"Allora [il Signore] dirà anche a quelli della sua sinistra: 'Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli'" (Matteo 25:41).

 

"...Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio" (2 Pietro 2:4).

 

"Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora" (Giuda 6).

 

"Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli" (Apocalisse 12:9).

 

Satana e i suoi angeli operano oggi nel mondo, nei cuori degli esseri umani, guidandoli nella ribellione, nei divertimenti, nell'accumulare beni materiali, nelle molte forme di religiosità e spiritualità, ecc. impedendo loro di riconoscere il loro stato di peccatori perduti, e tenendoli lontani dalla salvezza che Dio offre a ognuno personalmente in Gesù Cristo, che morì per noi sulla croce e risuscitò.

 

"Tutto il mondo giace sotto il potere del maligno" (1 Giovanni 5:19).

 

"...per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo [Satana] ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio" (2 Corinzi 4:4).

 

"...seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potestà dell'aria, di quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli; nel numero dei quali noi tutti pure, immersi nelle nostre concupiscenze carnali, siamo vissuti altra volta ubbidendo alle voglie della carne e dei pensieri, ed eravamo per natura figliuoli d'ira, come gli altri" (Efesini 2:2-3)

 

Satana ha anche introdotto numerose vie di salvezza "alternative" (forme di spiritualità e di devozione di ogni genere, culti di angeli, santi e madonne, pellegrinaggi, riti, ecc.) che persino molti credenti seguono convinti di arrivare a Dio attraverso di esse.

 

"Gesù disse: Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Giovanni 14:6).

 

"In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (Atti 4:12).

 

"Ma lo Spirito [Santo] dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demoni" (1 Timoteo 4:1).

 

Il libro dell'Apocalisse spiega che negli ultimi tempi, dopo l'apostasia della cristianità professante, e dopo la venuta dell'Anticristo e la sua sconfitta, Satana inciterà le nazioni della terra a guerreggiare contro i credenti.

 

"Allora il dragone... andò a far guerra a quelli che... osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù" (Apocalisse 12:17).

 

"...Satana... uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro angoli della terra... per radunarle alla battaglia..." (Apocalisse 20:7-8).

 

Allora del fuoco cadrà dal cielo e le distruggerà; e Satana sarà precipitato nello stagno di fuoco (Apoc. 20:7-10). Allora avrà luogo il giudizio dei morti (Apoc. 20:11-15; Giov. 5:22-29).

 

"La morte e il soggiorno dei morti furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco" (Apocalisse 20:15).

 

Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita" (Giovanni 5:24).

 

 

"Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Giovanni 3:16).