 LA RESURREZIONE DI LAZZARO. UN SIGNIFICATO SCONVOLGENTE

(da A. Maggi) 12 giugno 2012 

 

(Gv 11,1-44). Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: "Signore, ecco, il tuo amico è malato". 4. All’udire questo, Gesù disse: "Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato". 5. Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6. Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. 7. Poi, disse ai discepoli: "Andiamo di nuovo in Giudea!". 8. I discepoli gli dissero: "Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?". 9. Gesù rispose: "Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10. ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce". 11. Così parlò e poi soggiunse loro: "Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo". 12. Gli dissero allora i discepoli: "Signore, se s’è addormentato, guarirà". 13. Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14. Allora Gesù disse loro apertamente: "Lazzaro è morto 15. e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!". 16. Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: "Andiamo anche noi a morire con lui!". 17 Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia 19 e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. 20 Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21 Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22 Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà". 23 Gesù le disse: "Tuo fratello risusciterà". 24 Gli rispose Marta: "So che risusciterà 41 nell’ultimo giorno". 25. Gesù le disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26. chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?". 27. Gli rispose: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo". 28. Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: "Il Maestro è qui e ti chiama". 29. Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: "Va al sepolcro per piangere là". 32. Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". 33. Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34 ."Dove l’avete posto?". Gli dissero: "Signore, vieni a vedere!". 35. Gesù scoppiò in pianto. 36. Dissero allora i Giudei: "Vedi come lo amava!". 37. Ma alcuni di loro dissero: "Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?". 38. Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39. Disse Gesù: "Togliete la pietra!". Gli rispose Marta, la sorella del morto: "Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni". 40. Le disse Gesù: "Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?". 41. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: "Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. 42. lo sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato". 43. E, detto questo, gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!". 44. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: "Scioglietelo e lasciatelo andare".

 

Questo passo è difficile perchè di esso abbiamo una comprensione sbagliata. Per prima cosa bisogna precisare il significato di "resurrezione". Nei Vangeli, più volte Gesù assicura che chi crede in lui resusciterà i morti: in duemila anni di cristianesimo non c'è stato un morto resuscitato. Allora Gesù intende per "resurrezione" qualcosa di diverso dalla rianimazione di un cadavere cosa che si comprende nell'episodio di Lazzaro. Se interpretiamo i Vangeli alla lettera, quelle che ha compiuto Gesù non possono essere chiamate "resurrezioni" ma "rianimazioni": per "resurrezione" si intende invece il passaggio definitivo da una condizione di vita mortale a una immortale. È questa la linea interpretativa che noi scegliamo per commentare il brano di Lazzaro.

Il brano è molto lungo: vediamo soltanto gli aspetti più salienti. Lazzaro faceva parte della comunità di Gesù: c'era un rapporto di amicizia e di amore fra Lazzaro e Gesù e la famiglia di Lazzaro, composta dalle sorelle Marta e Maria. Lazzaro si ammala; le sorelle mandano a dire a Gesù: "colui che tu ami è malato" e Gesù non si muove. È la prima incongruenza. Gli mandano a dire: "guarda, colui che tu ami" (significa il rapporto che Gesù ha con ogni discepolo) "sta male" e Gesù non solo non si muove, ma si ferma appositamente altri giorni nel luogo dove stava. Soltanto quando Lazzaro è morto Gesù si decide a mettersi in cammino: dal versetto 17 leggiamo: "Gesù trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro". Perché    questa indicazione? Secondo il costume ebraico il funerale, quindi la sepoltura, avveniva - e anche oggi avviene -, lo stesso giorno della morte: date le condizioni climatiche non si può aspettare uno o due giorni. Lo stesso giorno della morte si seppellisce il cadavere. Era credenza che lo spirito del cadavere stesse per tre giorni nel sepolcro, fintanto che si riconosceva nel volto del cadavere: poi dal quarto giorno, quando ormai il processo di decomposizione è in stato avanzato e lo spirito non si riconosceva più nel volto del morto, lo spirito abbandonava il cadavere, abbandonava il sepolcro e scendeva nello sheol o Ade o inferi, cioè nella caverna sotterranea dove tutti andavano a finire. Quindi l’evangelista, sottolineando che Lazzaro è da quattro giorni nel sepolcro, significa che è già morto ed è già iniziato il processo irreversibile della decomposizione del cadavere. "Marta, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro" (...) e disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". Ha mandato a dire a Gesù che Lazzaro era malato e Gesù non solo non si è affrettato, ma addirittura è rimasto nel posto dove stava: è la prima situazione che incontra arrivando a Betània, un rimprovero molto forte da parte di Marta, che crede  che Gesù sia venuto a fare il guaritore, a prolungare la vita delle persone, ma non ha compreso che Gesù trasmette una vita capace di superare la morte: "ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà". È importante l'uso dei verbi in questo brano. Marta sa che quello che sa è frutto della tradizione religiosa dalla quale Gesù vuole liberare le persone, e Marta non ha capito chi è Gesù. Gli dice: "qualunque cosa chiederai a Dio": nella lingua greca, il verbo "chiedere" si usa in due forme, una fra inferiore e superiore - ed è il verbo "chiedere" - , l'altra è quella che riguarda persone da pari a pari ed è "domandare". Marta non usa il verbo "domandare" perché non ha compreso che Gesù è Dio e che Dio è come Gesù; per Marta ancora Gesù è un inviato di Dio, un profeta di Dio, ma che in lui non ci sia la condizione divina. Allora Gesù risponde: "tuo fratello risusciterà" e qui si becca la seconda rispostaccia da parte di Marta. Gli risponde: "so che risusciterà nell'ultimo giorno": era credenza nel mondo ebraico che dopo la morte lo spirito scendesse in questa caverna sotterranea e poi si credeva e si sperava che l’ultimo giorno della storia, non si sapeva bene quando, ci sarebbe stata la resurrezione per i giusti. Marta, giustamente, risponde male a Gesù perchè crede che Gesù gli abbia risposto secondo gli insegnamenti della tradizione. E dice: "so che resusciterà nell’ultimo giorno".

Quello che risponde Gesù (versetto 25) è importantissimo e tutto il brano è centrato su questo versetto. È il cambio del concetto di morte e di vita eterna quello che Gesù propone alla sua comunità. Gesù le disse: "Io sono". "Io sono" non è un’affermazione di identità, ma nella tradizione ebraica era il nome di Dio. Allora Gesù a Marta per prima cosa dice "io sono", cioè in me c'è la pienezza della condizione divina, "la resurrezione e la vita". Gesù è la resurrezione perché è la vita. E poi ha questa espressione: "Chi crede in me, anche se muore, vivrà". Gesù dice che Lazzaro, che ha creduto in lui, anche se adesso lo vedono morto e lo piangono come un cadavere continua a vivere.

Quindi alla comunità che piange un componente morto, Gesù dice che coloro che gli hanno dato adesione (credere significa dare adesione a Gesù) anche se muoiono continuano a vivere. Questo è il primo aspetto fondamentale. L’altro aspetto è: "chiunque vive e crede in me, non morirà mai". Alla comunità che piange qui un cadavere Gesù dice: se questa persona mi ha dato adesione, se questa persona ha fatto della sua vita un dono d’amore per gli altri, anche se voi adesso vedete la parte biologica morta, lui continua la sua esistenza. Gesù ci assicura che non faremo l'esperienza della morte. Avverrà che tutti i miliardi di cellule che compongono la nostra esistenza terminano il loro ciclo, ma queste cellule non sono il nostro io, il nostro essere, quindi questo corpo di carne finisce, ma noi non facciamo questa esperienza. È questa la novità. Gesù non resuscita i morti, ma comunica ai vivi una vita capace di superare la soglia della morte.

Per questo Paolo scrive: "noi che siamo già resuscitati" (cfr. Ef 2,6), perchè la vita eterna non è un premio nel futuro, ma una condizione del presente: chi vive e crede in me ha già una vita di una qualità tale che non permette di fare l'esperienza della morte.

Gesù chiede a Marta: "Credi tu questo?". Ecco la crescita nella fede di Marta che risponde: "Sì, o Signore, io credo". Finora Marta si era rifatta all’insegnamento religioso. Adesso Marta passa alla fede. Questo è il tragitto che Gesù ci chiede di fare, di passare dalla religione che ancora ci condiziona alla fede. Marta mentre prima credeva che Gesù fosse un profeta, un inviato da Dio, finalmente ora vede in lui il Messia, il figlio di Dio. È la crescita della fede di Marta: finalmente non sa più, ma crede che in Gesù si manifesti Dio.

Ora nel branolo c’è un’incongruenza: "dopo queste parole se ne andò di nascosto a chiamare di nascosto Maria, sua sorella". Qui l'evangelista ci vuole far comprendere l'esperienza della comunità cristiana primitiva che non aveva capito bene chi fosse Gesù. Fintanto che la comunità ha ritenuto Gesù un inviato di Dio, un suo profeta, godeva di simpatia tra il popolo, ma appena la comunità cristiana, attraverso la sua esperienza, è arrivata a capire che in Gesù si manifestava Dio, sono iniziate le persecuzioni. Appena la comunità cresce e capisce che Gesù è Dio, ecco che incomincia l’azione clandestina. Quindi Marta va di nascosto da Maria, da sua sorella, dicendole: "Il Maestro è qui e ti chiama". Gesù, afferma l'evangelista, non era entrato nel villaggio: il villaggio nei Vangeli è sempre il luogo della tradizione e Gesù non entra dove c’è la tradizione. Bisogna uscire dal villaggio per andare incontro al Signore.

Maria va incontro a Gesù e gli fa lo stesso rimprovero di Marta.

"Gesù allora quando la vide piangere, e piangono anche i Giudei che erano venuti con lei..." (qui c’è un verbo che significa "reprimere con forza un profondo sentimento", potremmo tradurre, "sbuffò", "s'infuriò"), s'infuriò e perde la pazienza perchè vede che la sua comunità non ha capito niente della novità che lui è venuto a portare. I Giudei e la sua comunità non hanno capito che la morte non interrompe l'esistenza e quindi Gesù reprime questo sentimento.

E Gesù disse: "Dove l'avete posto?", cioè: "Che ne avete fatto di Lazzaro?"  Gli dissero: "Signore, vieni a vedere!». È interessante questa risposta perchè "Vieni e vedi" era la direzione della vita, qui è la direzione della morte.

Qui c’è una stranezza: Gesù "cominciò a lacrimare". Se Gesù sa, e lo sapeva, che da lì a qualche minuto stava per resuscitare Lazzaro, non si capisce il motivo delle lacrime. Nella lingua greca il verbo "piangere" si scrive in due maniere: una che indica la disperazione per ciò che è irrimediabilmente finito (Marta, Maria e i Giudei piangono disperati perché per loro la morte è la fine di tutto), l'altro verbo è "lacrimare" (così è indicato il pianto di Gesù). È un pianto di dolore, il giusto ed equilibrato atteggiamento del credente di fronte alla morte. L’atteggiamento nei confronti della morte secondo il Vangelo di Giovanni è quello di dolore perché ci manca la persona cara, ma non di disperazione: quindi Marta, Maria e i Giudei piangono la disperazione di chi sa che tutto è perduto, anche se c’è questa lontana speranza della resurrezione, Gesù no! Gesù lacrima per il dolore della morte dell’amico caro, anche se, lo ripeto, è incoerente perché Gesù lo sta per resuscitare. L’evangelista ci indica l’atteggiamento giusto nei riguardi della morte: quando ci muore una persona cara, non ci getta nella disperazione come di chi crede che tutto è finito, ma ci lascia nel dolore perché ci manca sensibilmente quella persona che abbracciavamo e baciavamo.

Gesù, ancora sbuffando, "si recò al sepolcro; era una grotta c’era una porta e contro vi era posta una pietra". La pietra sulla porta del sepolcro significava che la relazione con questo individuo era definitivamente chiusa. Gli ordini che Gesù ora dà alla comunità sono degli inviti. Il primo invito è: "Togliete la pietra!". Quello che impediva la comunicazione tra il morto ed il regno dei vivi è da eliminare. Gli rispose Marta: "Signore, puzza: già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni". La fede di Marta adesso comincia a vacillare di fronte alla realtà.

Altro versetto importante che ci fa comprendere il vero significato di questo brano. "Le disse Gesù: "Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». Nel    colloquio avuto Gesù non ha parlato con Marta di gloria di Dio, ma di una vita indistruttibile; Gesù a Marta ora dice: ‘"non ti ho detto…...’", quindi si riferisce a qualcosa che Gesù ha detto prima, ma Gesù non le ha detto: "vedrai la gloria di Dio", le ha parlato che lui è la vita capace di superare la morte. Perché l'evangelista collega i due termini di "gloria" e "vita"? L’evangelista indica che nella vita indistruttibile, nella vita capace di superare la morte, si manifesta la gloria di Dio, si rende visibile l'azione del Padre. Ma Marta non può vedere tutto questo fintanto che non crede: se crede, vede. La resurrezione di Lazzaro è condizionata alla fede di Marta: se Marta crede vede. Il verbo vedere (gr. ×r£w) non significa vista fisica, ma significa una profonda esperienza interiore. Ci vuole una profonda fede. Quindi Gesù dice: "se credi vedrai la gloria di Dio": qui Gesù ribalta quella che è la caratteristica della tradizione religiosa. Nella tradizione religiosa bisogna vedere per poi credere; si chiede sempre - l’hanno chiesto anche a Gesù -: "Quale segno ci fai che noi vediamo e poi crediamo?". Questo è diabolico perché non è nei piani di Gesù: chi annuncia un segno da vedere per credere nei Vangeli sono sempre i falsi profeti e i falsi messia, non Gesù, Gesù mai dice questo, anzi il contrario: credi!  E tu diventerai un segno che gli altri possono vedere. Quindi Gesù dice: "non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?".

La resurrezione di Lazzaro può essere vista solo da quanti hanno creduto; quanti hanno fede hanno visto Lazzaro risorgere, quanti non hanno fede non vedranno niente.

"Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: "Padre ti ringrazio": "ringrazio" è il verbo da cui deriva il termine "Eucaristia". Questo verbo appare nel Vangelo di Giovanni per tre volte, due nell'episodio della condivisione dei pani, e il terzo nell'episodio di Lazzaro. Questi tre episodi sono in strettissima relazione con la celebrazione eucaristica: il dono generoso di quel che si ha e di quel che si è, che viene espresso nella condivisione dei pani, comunica una vita capace di superare la morte.

"E detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!»". "Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolte da bende, e il volto coperto da un sudario": la maniera ebraica di seppellire le persone voleva il cadavere lavato con acqua e aceto, poi veniva posto un fazzoletto sopra al volto per non vedere gli effetti della putrefazione e un lenzuolo lo fasciava tipo le mummie egiziane. Qui invece abbiamo un particolare strano, che non corrisponde alle usanze funerarie ebraiche; dice che qui il morto uscì con i piedi e le mani legati da bende. Perché si rifà alla maniera ebraica di indicare la morte descritta nei Salmi dove si legge: "Mi stringevano funi di morte, ero preso nei lacci degli inferi" (Sal 116,3): quindi è prigioniero della morte che esce fuori. Gesù disse loro: "Scioglietelo". Per prima cosa togliete la pietra e permettete la comunicazione tra il mondo dei morti e quello dei vivi; poi scioglietelo, perché siete voi che lo avete legato la falsa concezione della morte come la fine di tutto. La falsa idea della morte come distruzione della persona significa aver legato questa persona nel regno della morte, significa piangerlo come morto: scioglietelo!

Ed ecco l'ultimo invito. Inaspettatamente Gesù dice: "e lasciatelo andare": è assurdo questo! Se noi proviamo visivamente ad immaginare la scena della resurrezione di Lazzaro che esce dal sepolcro, comprendiamo l’invito di Gesù, scioglietelo: è stato legato, ma poi andiamogli incontro, festeggiamolo, facciamolo venire. Ma perché mai Gesù invece dice di lasciarlo andare? Dove deve andare Lazzaro? Perché non dice di farlo venire che sarebbe stato più chiaro? Il verbo "andare" è stato usato da Giovanni sempre per indicare il cammino di Gesù verso il Padre passando attraverso la morte: "Dove vado io, voi non potete venire" (Gv 8,21).

Gesù non restituisce Lazzaro ai suoi, ma lo lascia libero di andare: non è che Lazzaro debba ancora andare al Padre, c’è già. Sono Marta, Maria e la comunità cristiana che devono lasciarlo andare senza trattenerlo come un morto; fintanto che noi le persone care le piangiamo come morte, le teniamo legate, sciogliendo il morto la comunità si scioglie    dalla paura della morte e libera l'individuo. Dove deve andare? Deve continuare la sua vita nella sfera dell'amore di Dio in un crescendo di gioia, di amore e di pace nella pienezza del padre. Lazzaro è già con il padre naturalmente, i nostri cari sono già con il padre: è il morto che deve essere sciolto.

Sia chiaro i nostri morti sono già nella pienezza dell'amore di Dio: siamo noi che dobbiamo cambiare mentalità, smetterla con questo culto dei morti e entrare in comunione con i vivi. Fintanto che piangiamo i nostri morti, siamo noi che siamo legati: il morto non è legato, Lazzaro non era legato. Sciogliendo Lazzaro, la comunità scioglie se stessa dalla falsa idea della morte, e finalmente l’invito di Gesù: "lasciatelo andare". Fintanto che la persona morta viene trattenuta dalla propria disperazione, dal dolore, dai pianti, si impedisce a questo defunto di continuare il suo cammino.

 

Se qualcuno vuole rimanere con l’idea che veramente Gesù ha rianimato il cadavere di Lazzaro, benissimo! È di tutto rispetto questa ipotesi, ma noi che Gesù abbia resuscitato Lazzaro non ci dice un granché. Se Gesù poteva resuscitare i morti, ne ha resuscitati un po’ pochi, tre in tutta la vita: non dico alla casa della figlia di Giàiro, non dico al funerale del figlio della vedova di Nain, ma qui c’era il cimitero, almeno quelli della fila, già che c’era li poteva far resuscitare tutti quanti. Solo tre, un po’ poco... 

A meno che queste resurrezioni significhino non la rianimazione di un cadavere, che poi dopo un poco di tempo doveva tornare di nuovo a morire, ma il cambiamento di mentalità riguardo la morte. Non che cambiando mentalità i nostri cari stanno meglio: loro ci stanno già, siamo noi che stiamo male, fintanto che piangiamo i nostri come morti ci è impossibile sperimentarli come viventi. Accogliamo l’invito degli angeli alle donne: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" (Lc 24,5): quindi dobbiamo cambiare completamente mentalità nei riguardi della morte.

 

I nostri cari continuano la loro esistenza nella sfera del Padre, cioè nella sfera della vita e dell’amore, la stessa nella quale, se vogliamo, siamo inseriti pure noi.

 Il brano non finisce qui: dice: "Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli    aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali" (Gv 12,1).

La comunità cristiana sostituisce il banchetto funebre con la celebrazione eucaristica: la presenza di Gesù comporta quella di Lazzaro, comporta quella del morto. Quindi nell’Eucaristia, la preghiera dei defunti è il momento privilegiato nel quale si ringrazia per quella vita che abbiamo noi e per quella vita che Dio ha concesso a quanti ci hanno preceduto.

 Tenete presente che io sono particolarmente duro: da quando esaminai questo episodio e lo compresi a livello intellettuale a quando poi lo compresi a livello interiore come vero, ho impiegato cinque anni; da quando sono riuscito a comprendere l’episodio in questa formula - perché il testo è molto chiaro, il Vangelo è una specie di matematica -, da quando l’ho compreso a livello intellettuale per passare a un livello intimo di fede, ho impiegato cinque anni, quindi non ho la presunzione che in una serata tutto sia risolto.

 

(A. Maggi, I VIVI NON MUOIONO, I MORTI NON RISORGONO. Assisi, 6-8 Settembre 2001).