  La solitudine delle “comunità”

di Simone chiappetta – 18 GENNAIO 2014

 

OLTRE LE RIGHE DI UNA SUORA CHE DIVENTA MADRE PER COMUNITÀ PIÙ “FECONDE”

Una donna, un imprevisto che spesso volte chiamiamo gioia e tanta solitudine. È questa la notizia che si legge, oltre le righe, nella storia della suora che, qualche giorno fa, ha partorito un bimbo. Doppi sensi, battutine a sesso unico, interrogativi sulle affermazioni di una ragazza troppo furba o  troppo ingenua, ma senza dubbio 3 kg che pesano come un macigno nella vita di una donna che non è stata, probabilmente, mai donna e di una comunità che non è mai stata, sicuramente, comunità. Eh sì, perché la sorpresa per un parto così “naturale” fa gridare allo scandalo o affermare quella maschilista affermazione che «in fondo il sesso lo fan tutti», ma ancora non insinua il dubbio sul valore delle comunità e l’“innaturale” stare insieme per essere completamenti soli.

La suora-madre cela, purtroppo, il tacito malessere comune, la sorda testimonianza, il grido afono di confratelli uniti da un “abito” troppo stretto per accogliere cambiamenti e troppo largo per mostrare i profili delle persone. Quella stessa suora e la sua comunità – che continuiamo a chiamar così per consuetudine – come tante suore, come tanti frati e preti, come tanti laici impegnati nelle comunità parrocchiali, mostrano in pubblico il valore della preghiera comune, delle celebrazioni di unità, ma velano di nero, troppo spesso, le relazioni, l’amicizia e la possibilità di sentirsi ascoltati e accolti nelle differenze. Nascondono l’ideale iscritto nel senso più profondo della comunità, la possibilità di poter condividere problemi e gioie e di sentire sincera compassione, reciproco e rispettoso aiuto. Lo scandalo è vivere e pregare fianco a fianco e non accorgersi dei cambiamenti dell’altro.

 

Il rischio, insomma, è che una suora che rivela la naturalezza fisica di essere donna, insieme all’incapacità di esserlo realmente assumendosi ogni responsabilità ,sia l’ennesima occasione per trovare il capro espiatorio o le Maddalene di turno da allontanare e “lapidare”, invece di un’opportunità – e qui lo Spirito Santo potrebbe davvero averci messo lo “zampino” – per interrogarsi sul senso e il valore dello stare insieme, ripartendo dal principio della realtà e dai fallimenti e per trasformare le nostre “caste” fraternità in “feconde” relazionalità.