  Intervista a Socrate

Scritto da Andrea

 

A: Buonasera Socrate
Socrate: Buonasera a lei giovane giornalista
A: Socrate lei ha affermato che “il sapiente è colui che sa di non sapere”, mi può contestualizzare la sua affermazione?
Socrate: Intendevo dire in modo provocatorio che del Tutto non si può dire nulla con sicurezza; colui che sa di non sapere si sforza per cercare una verità, chi invece presuntuosamente pensa di sapere non si sforza, rimane nelle sue convinzioni, nella sua ignoranza. La mia era una denuncia verso tutti coloro che pensano di saperla lunga sugli uomini e sulla loro natura. Volevo evidenziare i limiti della scienza e invogliare coloro che mi ascoltano a cercare una verità.
A: Risposta davvero esauriente!
Un’altra domanda. Lei è famosissimo in tutto il mondo anche per quello che oggi definiamo ironia socratica. Io non credo che il suo interesse fosse quello di prendere in giro l’interlocutore, vero?
Socrate: sì, sicuramente non lo facevo per prendere in giro il mio interlocutore. Io penso che il primo passo per cominciare un discorso sia essere consapevoli della propria ignoranza, essere dunque pronti ad imparare. L’ironia è lo strumento da me utilizzato per far capire al mio interlocutore l’inconsistenza delle sue persuasioni e spingerlo, insinuando in lui il dubbio, a cercare una nuova risposta, una nuova verità.
A: Allora avevo ragione, non lo faceva per schernire l’interlocutore.
Ci tenevo a precisare con lei la teoria delle virtù come valore, come scienza, le va?
Socrate: sì, certamente. Io credo che la virtù sia una scienza, una ricerca continua; per virtù io intendo il mezzo per realizzare il bene, per essere felici. E virtuosi si diventa soltanto attraverso la cultura, il ragionare, il pensare, il riflettere, facendo filosofia. La virtù per me è unica, la si può insegnare e a mio avviso dovrebbe essere patrimonio di ognuno di noi. Differentemente dai greci io penso che la virtù non sia un dono della natura o degli dei, ma una sudata conquista.
A: Socrate, in molti l’hanno accusata di corrompere i giovani, di “ammazzare” la vita, cosa mi dice a proposito?
Socrate: È vero, io però non ho mai voluto imporre la mia dottrina. Il mio desiderio invece è quello di aiutare l’uomo a sviluppare un suo personale punto di vista sulle cose, ossia fare emergere le verità che sono in ognuno di noi (maieutica). Inoltre io non volevo assolutamente “ammazzare” la vita, ma semplicemente contrapporre al caos degli istinti umani l’ordine della ragione, proporre quindi una vita guidata dalla ragione.
A: Lei, se non sbaglio, non concorda pienamente con i sofisti; bene, mi può spiegare cosa non trovava corretto nel pensiero dei sofisti ?
Socrate: Io non concordo con i sofisti perché mi rifiuto di ridurre la filosofia a un mestiere, a semplice retorica o ad un discorso fine a se stesso. Il mio obiettivo è far emergere la verità mentre spesso i sofisti cercano solo di vincere e avere la meglio sull’interlocutore attraverso lunghi e ammalianti discorsi.
A: La sua è un’etica teleologica, perché?
Socrate: perché la mia etica ha un obiettivo che si riflette nell’eudemonismo, ossia la ricerca della felicità. Questa può essere raggiunta attraverso il sapere, ossia attraverso la virtù; il virtuoso è colui che sa, che è felice perché ha trovato delle verità, delle risposte.
A: Cosa mi dice rispetto a chi fa del male?
Socrate: A mio avviso chi fa del male lo fa per ignoranza del bene in quanto nessuno fa del male sapendo di farlo.
A: Lei inoltre è stato accusato di andare contro le leggi dello Stato e della Democrazia, ad esempio lo accusò Policrate. Cosa ci può dire?
Socrate: Io penso che ciò sia falso, Atene è la mia Patria.
Dalla mia città mi sono allontanato solo tre volte per compiere il mio dovere di soldato. Ho sempre rispettato le leggi dello Stato e ho sempre sostenuto di dover credere alle leggi, nella giustizia, e per questo motivo ho sempre affermato che è meglio subire un’ingiustizia piuttosto che contrastarla rischiando così di danneggiare le leggi dello Stato. A mio avviso le leggi sono parte di noi e sono parte di me le leggi della mia Atene.
A: Per concludere, Socrate, le volevo chiedere di espormi il suo pensiero riguardo le antiche divinità greche, le va?
Socrate: Si, io non condividevo l’immagine antropomorfica delle divinità greche perché non penso che gli dei possano essere crudeli, egoisti e superbi. Sostengo invece che gli dei collaborino per realizzare il bene e che a noi chiedano questo : contribuire a realizzare del bene ; questo è secondo me l’unico culto utile agli dei ed è questo che ci chiedono.
A: scusi Socrate, un’ultima curiosità, perché non ha scritto nulla?
Socrate: Io penso semplicemente che la ricerca filosofica, intesa come l’interessante esame dell’uomo e di se stessi, non possa essere continuata dopo la morte di un filosofo da uno scritto, poiché si troverebbe dopo la morte dello scrittore indifeso.
A: La ringrazio molto Socrate per le risposte e la disponibilità; per fortuna almeno questa volta non ha gettato il dubbio e l’inquietudine al suo interlocutore, mi devo ritenere fortunato?
Socrate: Sì, molto.