  INTERVISTA A LEONARDO DA VINCI

Michele Lecchi ed il pubblico

 

L’occasione si è concretizzata sintonizzandosi su un particolare blog esistente nella sempre più sorprendente rete internet. Uomini illustri del passato continuano a vivere: possono parlarci attraverso le loro opere e attraverso quello che i loro attenti estimatori, particolarmente ispirati, sanno trarre attualizzando le loro trapassate esistenze.
Ecco dunque che, magicamente, abbiamo potuto porre alcune domande a uno dei più grandi personaggi della storia umana. Leonardo da Vinci, vissuto tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, artista e scienziato, inventore e innovatore, dotato di geniale intuito e spirito di iniziativa, fu eccellente maestro in numerosi campi anche molto diversi fra loro: pittura, scultura, architettura, ingegneria, anatomia, e altre ancora che ancora non esistevano, come per esempio l’aeronautica. Ma ciò che più ci interessa ora è quello che pensa del mondo di oggi, come lo vede e come lo giudica. E glie lo abbiamo chiesto così.
Messere Leonardo, benvenuto a questa intervista, anche se per molti sembrerà incredibile o fantastica… Eppure è proprio lei, il famoso maestro. O no? Come è possibile questo nostro incontro?
Mio caro giovanotto, lei dovrebbe saperlo più di me. Il mondo di internet riserva agli uomini, oltre a tutte le altre che avrai già sperimentato, anche questa sorpresa.
Che sarebbe?
Internet rende immortali. Almeno, ciò che vale la pena che sia. Lei crede che qualcuno si preoccuperà, dopo la sua dipartita, di cancellare dalla rete quello che ha scritto in questi anni nelle pagine del sito www.miknet.it ? Oddio, se ha scritto solo bischerate qualcuno prima o poi lo farà. Ma nel frattempo molti internauti continueranno a vederla, e a vedere la sua immagine come se fosse ancora vivo. Mancheranno solamente gli "aggiornamenti"... ma a questi qualcuno potrebbe provvedere.
Mi faccia capire, lei dice "qualcuno" come... come lo è stato Dan Brown per lei?
Più o meno. Guardi, io ero da tempo nel dimenticatoio, eppure il Codice Da Vinci è ritornato ad essere un argomento di straordinaria attualità. Mi sto divertendo un mondo… E rido come un infante.
Ma non c’è il rischio che questo "qualcuno" stravolga il vero significato di quello che voleva dire?
Questo “qualcuno” non è solo nel mondo, e poi gli altri lo sanno… Come dicevo, l’autore da lei citato non è il solo: lei stesso, per esempio, cosa crede di star facendo in codesto momento?
Accidenti, messere! ha la risposta arguta sempre pronta. Mi sa proprio che ha ragione lei...
Per favore, dammi e diamoci del tu, e parliamo di cose concrete, che tutti questi convenevoli non fanno altro che farci perdere tempo.
Giusto. Cominciamo con qualche argomento. Da cosa cominciamo? Arte, scienza, o altro?
Scegli tu. Cosa posso dirti?
Parliamo di pittura. Cosa pensi dell’evoluzione delle arti figurative di questi tempi moderni?
Beh, è tutta questione di avere gli strumenti adatti per creare. Prima dei miei tempi i pittori avevano a disposizione solo certi tipi di materiali. Poi alla mia epoca avevamo la possibilità di utilizzare tutti i pigmenti e tutte le attrezzature tecnologiche che prima di allora era impensabile avere (anche per i costi). Così, alcuni miei illustri colleghi ed io, facemmo epoca con i nostri quadri e i nostri affreschi. Non li cito per non tediarvi, tanto li conoscete già. Nei secoli successivi, anche per non ripeterci, i colleghi hanno creato qualcosa di diverso. Ma nel frattempo crescevano altre arti, più complesse della pittura, che alla fine ne hanno preso il posto. Con la fotografia, per esempio, non c’è più bisogno della mia bravura. Basta un clic e il ritratto è fatto! E nel frattempo il pittore può dedicarsi ad altro...
Per esempio a dipingere non ciò che vede con gli occhi ma ciò che vede con il sentimento e l’emozione…Bravo, mi hai tolto la parola di bocca. Possono i miei stanchi occhi e la mia tremula mano competere con un zoom digitale di una Nikkon o di una Kodak 5 Megapixel? E con le qualità delle migliori stampanti? No, è ovvio. Se avessi avuto una macchina fotografica di quelle giuste (meglio se una di quelle che l’amico Marco saprebbe dove trovare) lo avrei fatto migliore il ritratto a Monna Lisa. E per lo sfondo, con un buon fotoritocco, ci avrei messo uno scorcio della Barriera Corallina o delle Maldive, altro che quel misero insulso paesaggio.
Maestro, mi sorprende! Come fa a conoscere il mio amico Marco Chiari, appassionato di fotografia, che si è da poco procurato un potente “giocattolo” digitale?
Non conosco colui che nomini. Io alludevo a Marco Polo, e alla sua predilezione per l’oriente. L’estremo oriente… Un posto dove trovare ottime macchine fotografiche a prezzi accettabili.
Ah, scusi! Avevo frainteso.
Dunque, dicevamo… l’arte pittorica ormai non ha più motivo di ricercare la perfezione figurativa, perché altri strumenti (molto migliori) ne hanno soppiantato la funzione. Rimane lo scopo principale che è quello di trasmettere al pubblico la propria emozione, il proprio "messaggio", la vera espressività di chi crea e inventa. Non ha più importanza il soggetto, ma cosa si dice con quello che si raffigura. Per la verità questo valeva anche per noi. Ma spesso non eravamo noi a scegliere il soggetto, erano i nostri mecenate.
Cosa intende dire?
Insomma, tutti quei Santi e Madonne, tutti quei Cristi, beh… posso parlare fuori dai denti?… per vivere li dipingevamo, ma… forte era il desiderio di occuparci di qualcos’altro. Un desiderio represso, altrimenti noialtri si crepava di fame e di stenti…
Che pittori le piacciono?
Picasso è un mio idolo. Egli incarna perfettamente ciò che i miei contemporanei ed io intimamente covavamo in segreto: ribellarci alla figuratività. Ma alla nostra epoca eravamo ancora indaffarati con lo studio dello spazio fisico. Ai più, per esempio, non era ancora nota la “prospettiva”, figuriamoci se mi fossi messo a dipingere facce quadrate con tre occhi o cavalli deformi sproporzionati. Mi avrebbero preso per matto.
Soprattutto lo avrebbero pensato i vostri finanziatori. A proposito, com’era il rapporto fra voi e i vostri "produttori"? Che differenze ci sono fra il tuo tempo e il nostro?
Nel vostro tempo, essendo io un fiorentino, lavorerei volentieri per Cecchi Gori. Ovviamente non farei più i quadri, ma mi dedicherei a fare cinema.
Ah, quindi vorrebbe tornare a Firenze? Non preferisce restare in Francia o ripassare per Milano?
Per carità! In Francia ci ho lasciato le penne, non mi porta fortuna. A Milano oggi c’è un altro grande mecenate, che però mi costringerebbe a fare delle tali bischerate da farmi vergognare al solo pensiero.
Si spieghi meglio...
Al posto dell’Ultima Cena qualcuno mi farebbe creare una edizione del Grande Fratello… “Colui che sarà nominato, mi tradirà, e poi uscirà di scena”, e via di questo passo.
Invece, a Firenze...
Innanzi a tutto si respira aria più bona. E poi è a Firenze che è nata l’Italia, e la lingua italiana. Ricordate dove andato quel ragazzino di Milano (Alessandro Manzoni), per migliorare stilisticamente il linguaggio del suo romanzo?
Si, però gli italiani, per molti secoli hanno continuato a parlare i loro dialetti. Fu la televisione, e non il Manzoni, a fare l’Italia, e a diffondere l’Italiano a tutti.
Blasfemo! Tu offendi Garibaldi. Eppure provieni dalla Città dei Mille. Ma forse hai ragione tu. La televisione è una invenzione prodigiosa. Io ci stavo pensando, ma non sapevo quale forma di energia utilizzare per trasportare rapidamente le decine di quadri al secondo che nello schermo ci dovevano entrare. Ormai il problema è risolto. Il problema adesso è che utilizzo farne.
E’ un bel problemone, come per tutte le potenti invenzioni degli ultimi due secoli. Ne vogliamo parlare?
L’argomento mi eccita molto di più della pittura. Stai incominciando un novello argomento di conversazione?
Si: parliamo di scienza. Come hai vissuto e come giudichi le scoperte e le invenzioni che hai potuto vedere in questo ultimo mezzo millennio?
Beh... sono secoli che voglio parlarne. Innanzitutto vorrei complimentarmi con i miei illustri colleghi di gran lunga più bravi e più geniali di me.
L’energia elettrica, per esempio, è una pietra miliare nella storia dell’umanità. Ora si spiega il fulmine, e certi focherelli fatui che scintillano sfregando una bacchetta o una mano contro certe stoffe di lana. Ma io, bon Dio, come facevo, con il mio modesto microscopio, a vedere come erano fatti gli atomi? Lo vedi anche tu che è tutta una questione di tecnologie? E di interessi economici favorevoli che le rendono attuabili? Se ci vedono un guadagno, i ricconi cacciano i danari, altrimenti ti dicono solamente "bona fortuna e arrivederci". Eh... Poi mi hanno impressionato altre due cose: l’utilizzo dell’energia del vapore, e di seguito il motore a scoppio. Grazie a loro ho potuto vedere la rivoluzione industriale.
Una rivoluzione che ha cambiato il modo di vivere delle persone…
Si, ma non è ancora finita. I cambiamenti sono ancora in atto. E sempre più veloci!
Ti impressiona la velocità dei nostri tempi?
Dio bonino!!! Io lo chiamerei Evo Veloce, dopo l’Evo Antico, il Medio Evo e l’Età Moderna.
Pare che voialtri non volete mai stare due secondi fermi! Se un viaggio si conclude in ritardo, vi arrabbiate subito! Ai miei tempi per andare da Firenze a Milano era un’avventura, si passavano diversi confini di Stato, altro che Alta Velocità o Autostrada del Sole...
Ehm, il tuo parlare mi fa venire in mente che ci sono alcune invenzioni sulle quali ci interesserebbe il tuo parere. L’automobile, per esempio...
Copioni! L’avevo inventata io. Si chiamava Cattedra Deambulante, ma funzionava con scarse prestazioni. Però prevedo che avrete presto bisogno di cervelli “alla Leonardo” (non fo per vantarmi ma solo per farmi capire, credetemi!), perché fra breve il petrolio non sarà più una risorsa così disponibile. E allora bisognerà ingegnarsi, e inventare qualcos’altro…
E che ci dici del carro armato?
Allora vuoi rigirare il coltello nella piaga! Io queste invenzioni le avevo già proposte ai Signori del mio secolo, ma mi prendevano per un ridicolo giocoliere. Oggi i carri armati ne vedo spesso circolare: segno che la mia invenzione era valida. Ma sarebbe ancora più bello vedere qualcuno inventare di non fare più alla guerra.
Purtroppo, per ora è ancora una utopia. L’aeroplano?
E qui siamo all’apoteosi della copiatura! Ti ricordo che io avevo inventato non solo un sistema fattibile per volare, ma anche il para cadute. Ai miei tempi dicevano: “Ecco un altro Icaro! si schianterà in qualche burrone!”. Invece vedo che la perseveranza alla lunga viene premiata. Mi affascina molto il volo nello spazio: mi piacerebbe lavorare per la Nasa…
Questo mi conferma che in lei c’è molto spirito di avventura. Perché non si era imbarcato su una caravella di Cristoforo Colombo?
E per far che? Per andare a vedere una cosa che sapevo già? Tanta fatica e tanti giorni di navigazione per scoprire ciò che tutti sapevano di già: che la terra era rotonda?!
Ma come? Tutti lo sapevano con certezza? Nessuno temeva l’abisso oltre le Colonne d’Ercole?
Ma per chi ci hai presi, per degli imbecilli? Ai nostri tempi le conoscenze di geologia e di astronomia erano sviluppate e progredite quasi quanto adesso! Sapevano con esattezza qual’era la circonferenza terrestre, e lo sapevamo già da molti secoli… Mancavano solo coloro che formalizzassero meglio certe leggi e certe formule, come i vari Newton e Galileo, ma noi potevamo fare altrettanto bene quello che hanno "potuto" fare loro.
Allora cosa ostacolava il progresso?
Ti rispondo con un esempio attuale. Credi che qualcuno non abbia già praticato e sperimentato a fondo la clonazione umana? Perché ne parlano così diffusamente? Credi che i contrari a tutto ciò dedicherebbero tanta energia a contrastare qualcosa che non esiste ancora?
Rabbrividisco. Qui entriamo nel campo dell’etica. E della politica. E di... di cosa, in definitiva?
Di dare una risposta alle domande fondamentali esistenziali umane: “chi siamo? cosa facciamo? dove andiamo”. Ma di dare una risposta anche alla bocca e alla pagnotta, ovvero alla fame che opprime quotidianamente miliardi di persone. E al modo più opportuno e giusto per farlo.
Non so da che parte cominciare con le domande. Mi freme una curiosità che si perde in mille rivoli...
Beh… mio caro giovanotto, lasciamo che si facciano vivi i suoi amici: anche loro avranno molte domande da porre, suppongo. Io sto qui a vostra disposizione...

CONTINUAZIONE DELL’INTERVISTA CON LE DOMANDE PROPOSTE DAI NOSTRI AMICI

Nadia: «Io vorrei aggiungere alle domande. Ma dove lo trovava il tempo per dedicarsi a tutte le arti?»
Oh… beh… alla nostra epoca di tempo ce n’era tantissimo. Prima di tutto non si perdevano le ore davanti alla televisione. Ci si alzava all’alba, al canto del gallo, e ci si coricava presto, molto presto: poco dopo che si faceva buio. Ma io con il lume di una candela e poca voglia di dormire rimanevo sveglio a studiare sempre qualcosa, o a disegnare. Il foglio era il mio laboratorio, tracciando i miei schizzi era come operare degli esperimenti...

Nadia: «Sapeva fare proprio tutto?»
Si sa fare ciò che ci piace fare. Avevo la passione per alcune discipline della scienza e dell’arte, ma siccome non esiste al mondo una cosa che non sia collegata all’altra, tutto ciò che di correlato esiste alle mie passioni diventa una mia passione. Per esempio: è possibile saper dipingere perfettamente un corpo umano senza interessarsi di anatomia? E come si può studiare l’anatomia senza conoscere i muscoli e le ossa? E poi, se devo dipingere uno sfondo dietro al ritratto, dovrò conoscere anche la geologia, la geografia, l’idrografia, la prospettiva. Ah… la prospettiva: una branca della geometria applicata. E poi: che luce dare ai colori? Ogni immagine avrà una fonte di luce ben definita, o no? Quindi devo pensare anche a come collocare i raggi di luce, e dar loro un tono credibile, verosimile... Insomma, una scienza implica una indagine in tutte le altre scienze...

Nadia: «Aveva un clone?»
Un clone ancora no. Però sezionando i cadaveri che i miei amici mi passavano clandestinamente per i miei studi di anatomia mi sorprendevano per una cosa: siamo tutti eguali, dentro, sia che siamo nobili, patrizi, borghesi, porporati o servi della gleba. Le viscere, i muscoli e le ossa sono uguali per tutti. Quindi è possibile, e facile, scambiare il corpo di una persona, oppure riprodurne uno. Il difficile sta naturalmente nel riprodurre la parte più delicata del corpo: il cervello, e più che il cervello quella certa cosa che lo rende vivo. L’anima! Ecco, nei miei studi non sono riuscito a capire di cosa è fatta l’anima. Se riuscissimo a riprodurre anche quella…

Nadia: «E che ne pensa della sua apparizione nel film di Troisi e Benigni "non ci resta che piangere"??»
Ah… magnifico! Quei due giovanotti erano dei veri ingegneri! Mi hanno insegnato tante cose, per esempio il giuoco della scopa, che si pratica con le carte (ma chissà perché volevano sempre vincere loro, e aver sempre ragione loro…). La loro idea sull’utilizzo della forza del vapore è stata formidabile. Il treno era la sua applicazione tecnologica. Quello che non mi era chiaro era la necessità di piazzare sul terreno i binari. Perchè costringere il treno a quel percorso obbligato privandolo della libertà di scegliere la direzione?

Enne: «Risponda prego messere… sono curiosa!! La curiosità anche ai suoi tempi era squisitamente femminile??»
Se è così, allora sono una femmina anch’io! Sono nato con la curiosità dentro…
Le femmine della mia epoca erano curiose, ma solo delle cose più frivole: dei pettegolezzi del paese, cose che a me interessavano poco. La mia curiosità si spinge invece verso la conoscenza delle leggi della Natura, e verso la conoscenza del perché esistono proprio in quel modo.
Prima o poi lo scopriremo. Io ci sarò, e mi unirò a nostri posteri nell’esultanza, quel giorno…

 

Patrizia: «una volta avevo immaginato in un racconto che in futuro sarebbero esistiti libri interattivi in libreria, dove sfiorando la copertina si sarebbe potuto parlare con gli autori morti.
Io chiederei a Leo qual'era il suo cibo preferito, le sue abitudine quotidiane...»

Avevo sentito parlare di patate e pomodori… ma Cristoforo Colombo non aveva ancora fatto in tempo a portarle in Italia e farcele conoscere. Sarei stato ghiotto di patatine col ketchup.
In mancanza d quelli ci dovevamo accontentare con quello che c’era: polenta di farina bianca (anche il mais arrivò dall’america!), frutta, verdure, uova, pollame, selvaggina, quando c’era. Spesso mi viziavano i Signori per i quali lavoravo. Ma nelle fasi tra un lavoro e l’altro o durante i viaggi, pativo anche la fame…
Fra le mie abitudini preferite c’era quella di leggere e scrivere, ovviamente. Ma non avevo la possibilità di leggere i commenti ai miei scritti pochi minuti dopo aver scritto, come accade a voi qui sui blog...