Sant'Agostino. Inquieto è il nostro cuore, finché non riposi in te

Dalle «Confessioni» di sant'Agostino, vescovo

 

(Lib. 1, 1. 1 - 2. 2; 5. 5; CSEL 33, 1-5)

 

«Grande è il Signore e degno di ogni lode; la sua grandezza non si può misurare, la sua sapienza non ha confini» (Sal 47, 1; 95, 4; 144, 3; 146, 5). E l'uomo vuole lodarti, lui piccola parte di quanto hai creato; l'uomo che si porta attorno il suo essere mortale, l'uomo che viene accompagnato dalla testimonianza del suo peccato e dalla prova che tu resisti ai superbi. Nonostante ciò anche l'uomo, piccola parte di quanto hai creato, vuole lodarti. Tu lo spingi a trovare le sue delizie nel lodarti, perché ci hai creati per te e il nostro cuore è senza pace finché non riposa in te.

Concedimi, o Signore, di conoscere e comprendere se prima si deve invocarti o lodarti, se prima conoscerti o invocarti. Ma chi ti può invocare se non ti conosce? Chi non conosce, non sa a chi dirigere la sua invocazione. Ma, per caso, non sarà necessario invocarti per conoscerti? «Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui?». E «come potranno credere, senza averne sentito parlare?» (Rm 10, 14).

«Loderanno il Signore quanti lo cercano» (Sal 21, 27); poiché, cercandolo, lo troveranno e, trovandolo, lo loderanno. Che io ti cerchi, o Signore, invocandoti; che io ti invochi, credendo in te, perché sei stato annunziato a noi. O Signore, è la mia fede a invocarti, quella fede che tu mi hai donato, quella fede che, mediante l'opera del tuo annunziatore, mi hai ispirato per l'umanità del tuo Figlio fatto uomo.

Ma come invocherò il mio Dio, il Dio e Signore mio? Certo lo chiamerò in me stesso, quando lo invocherò. E qual posto esiste in me, in cui il mio Dio possa venire dentro di me, lui che creò il cielo e la terra? Esiste così qualcosa in me, Signore mio Dio, capace di contenerti? O forse il cielo e la terra che tu hai creato e nei quali hai creato anche me, ti possono contenere? Oppure, poiché senza di te nulla esisterebbe di quanto esiste, accade che quanto esiste ti contenga?

Intanto essendo che io esisto, perché ti chiedo di venire dentro di me, io che non esisterei se tu non fossi in me? Non sono ancora sceso negli inferi, sebbene tu sia presente anche là; infatti la Scrittura attesta: «Se scendo negli inferi, eccoti» (Sal 138, 8).

Dunque in non esisterei, o mio Dio, non esisterei affatto, se tu non fossi in me. Potrei esistere, se non fossi in te, dal quale, per il quale e nel quale tutto esiste? (cfr. 1 Cor 8, 6). E' così, Signore; si, è così. Dove dunque vado a invocarti, se sono in te? Da dove tu verresti in me? Dove mi porterei, fuori dal cielo e dalla terra, perché di là venga in me il mio Dio che ha affermato: «Non riempio io il cielo e la terra?» (Ger 23, 24).

Chi mi farà riposare in te? Chi mi concederà che tu venga nel mio cuore, così che io possa dimenticare i miei mali e abbracciare te, unico mio bene? Che cosa sei tu per me? Abbi misericordia, perché possa parlare. Che cosa sono io per te, perché tu mi comandi di amarti, e se non obbedisco ti adiri contro di me e mi minacci grandi sventure? E forse piccola questa stessa sventura, il non amarti?

 

Oh, dimmi per tua misericordia, Signore mio Dio, che cosa tu sei per me. «Dimmi: Sono io la tua salvezza» (Sal 34, 3). Parla così, e io ascolterò. Ecco, il mio cuore ti ascolta, Signore; rendilo disponibile e dimmi: «Sono io la tua salvezza» (Sal 34, 3). Inseguirò il suono di questa tua parola e ti raggiungerò. Non nascondermi il tuo volto: che io muoia per non morire, per vedere il tuo volto.


  Intervista a sant'Agostino

 

 

Sant'Agostino ha voluto aprire il suo cuore e la sua anima con noi.

Ecco la nostra intervista esclusiva. Lo confesso: non sono mai stato uno stinco di santo! Siamo entrati nella vita privata del pensatore di Tagaste: le sue angosce represse, la sua gioventù bruciata e il suo infinito sapere. Ne è uscito un ritratto inedito, dove il grande parlatore si rivela invece emotivo, introverso e anche permaloso. Chiarito una volta per tutte il dilemma del mare nel secchiello.

 

Brugherio, Convento di Santa Marcellina, aprile.

È la prima volta che dato un servizio. Ma trattandosi di Sant' Agostino la precisione è d'obbligo. È talmente importante questa intervista che la direzione di questo giornale si è accollata la spesa non irrilevante, di mandarmi a un corso accelerato di filosofia. Tenendo conto delle mie capacità intellettive devo ammettere che si è trattato di un vero investimento. Intervistare Agostino di Tagaste non è impresa da poco. E devo fare bene attenzione alle parole, alle domande: uno che stava impazzendo per mettere il famoso mare nel famoso secchiello, deve amare pazzamente i giochi di parole. E anche d'intelletto. Sicché, di notte, già da due mesi, non riesco a dormire. La loquacità di Agostino è ormai storica. E penso, anzi spero, che basterà lanciare, anche timidamente, una domanda per avere fiumi di parole come risposta. Ma stare avanti a un santo di grazia e di cultura non mi dà pace. E dire che di personaggi ne ho intervistati. Ma sarà quel suo passato di libertino a mettermi in soggezione. Anzi: temo proprio che sia questo suo successo con le donne a mettermi in difficoltà di più. Molto di più, che la sua vasta conoscenza del sapere. Ma noi uomini, anzi, noi provinciali, quando sappiamo che uno, con le donne, ci sa fare, ci mettiamo in ginocchio. In venerazione. Che non ha nulla da spartire con quella dovuta ai santi.

Anche se in questo caso, l'una si unisce all'altra. Mi chiedo anche se avrò il coraggio di fargli quelle domande che da tempo mi frullano per la testa: quei provocatori e piccanti interrogativi che, da sempre, da quando leggevo le "Confessioni", mi hanno suscitato un morboso interesse. Adesso finalmente l'avrò davanti il peccatore pubblico più famoso del mondo, colui che aveva tanto la stoffa del conquistatore da riuscire a conquistare anche Dio, con tutto il suo Regno annesso. E adesso l'ora del giudizio è scoccata. Di persona Agostino non ha nulla di particolarmente attraente. Statura normale, profilo normale, anche gli occhi sono normali: sarà il fascino sottile ma invincibile della normalità che fa di Agostino un uomo da venerare.

Quello che mi fa rabbia è il fatto che sia riuscito, da giovane, a farsi amare e ammirare dalle donne e invece, da maturo, sia invece riuscito a farsi rispettare e invidiare dagli uomini di cultura. Ho conosciuto molti play-boy invecchiati che ormai vivono di ricordi. E con la cultura hanno sempre avuto un rapporto d'impotenza. Riuscire invece a occupare il cervello con la filosofia senza che l'amore del sapere, rubasse spazio e tempo a quello per il fisico è davvero eccezionale. L'atteggiamento di Agostino è ieratico. Solenne nella sua tacita compiacenza di essere un arrivato. Ma non qui, dove si tribula, in questa valle di lacrime dove purtroppo si piange tanto bene e con troppa facilità. No, lui è arrivato nel mondo che conta, in quello dove, se dicono che sei un Giusto, gli altri non possono che risponderti: «Beato te!».

Dico la verità: vorrei scappare. Ho parlato molto volentieri con lo stalliere di Agostino. E, di cose, ne ho sapute. Ma chi dirige questa rivista si è messo in testa che bisogna fare cultura. A tutti i costi.

E mi ha proibito di cianciare con le cameriere per andare direttamente dai protagonisti. Come se fosse facile parlare così, come fosse la Gisella, con Agostino! Ma ci provo. Potrei dilungarmi descrivendo espressioni del volto, note di costume, appunti sul carattere e sull'emotività di Agostino. Ma è già molto se riuscirò a trascrivere tutte le risposte (temo cariche di alto significato) che il santo mi darà. Spero di capirle, soprattutto. Inoltre, ho dei limiti di spazio.

 «Contieni il tutto in poche pagine!» , m'hanno detto.

E obbedisco.

Ma sarà poi possibile trattenere la spumeggiante e colta dialettica di Agostino in poche pagine? Lui, che dal giorno della sua conversione a quando morì ha scritto ben 90 opere! E non parlo di romanzetti. Ma di lavori impegnati. Anche questa intervista, per me, sarà dunque un esame. Lo dice anche Eduardo, lamentandosi che non finiscono mai. Lui, che ormai è stato laureato ad onorem due volte. Figuriamoci io, che già alle elementari sentivo il peso di conoscere troppo!

«Partiamo subito dalla forma, signor Agostino: lei, che è filosofo, penso ci tenga molto alla forma. Come la devo chiamare, innanzitutto: maestro, santo, vescovo, eminenza? La prego, però: non mi umilii subito con una lunga sequela di riflessioni. Andiamo con ordine. Vengo da fuori. E non sono pronto a capire tutto. E subito».

«Si figuri! Si orienti per il meglio ...».

«Beh, riconosco di essermi molto abbassato, poc'anzi, ma non intendevo denunciare la mia inesistenza culturale fino a questo punto. Ma tant'è. La chiamerò eminenza: così salviamo capra e cavoli. Sa, da noi usiamo parlare così. E ho sempre visto in modo sinistro chi vuole assumersi a colto quando invece sa, a mala pena, quando spunta il grano. Voi siete troppo elevato intellettualmente per barare. Meglio giocare al ribasso. Da parte mia, è chiaro. Voi state pure dove siete. Allora, posso rivolgermi chiamandovi eminenza?».

«Si figuri! Si orienti per il meglio ...».

«Ho capito. Questi piccoli imbarazzi umani e miserabondi non vi scuotono. Ed è giusto. Voi avete insegnato al mondo la via del bene e avete scoperto profonde verità filosofiche, non potete è chiaro, dibattervi in problemi di forma. Ma la forma nella vostra filosofia ha qualche importanza. Da giovane, mi dicono, che voi, per l'estetica, specie quella femminile, aveste una certa predilezione: sono nel vero? Posso scrivere queste dicerie?».

«Si figuri! Si orienti per il meglio ...». 

«Sulla vostra vita, eminenza, si racconta un po' di tutto. Si parla di un amore impossibile per una ex suora, della nascita di un figlio, Adeodato, poi morto, quasi come una predestinazione del Signore perché voi, Agostino, poteste intraprendere tranquillamente la via della fede e della predicazione. Allora è vero che chi più pecca, poi sarà maggiormente esaltato nel Regno dei Cieli ? È bestemmia, questa che dico ?...».

«Si figuri! Si orienti per il meglio...».

«Con voi filosofi c'è sempre da stare in guardia! Non si riesce mai a capire infatti che cosa stia dietro a una frase, anche la più banale. Anche in questa intervista devo stare in guardia con i doppi sensi?».

«Si figuri! Si orienti per il meglio ...».

«Ho capito, eminenza, state facendo il filosofo anche in questo momento. Va bene. Procederò con le domande, ugualmente. Si dice, ad esempio, che quando insegnavate retorica a Milano, mentre in questa città, che è qui, a due passi da Brugherio, viveva e operava anche Sant' Ambrogio, vostra madre, quella santa donna di Monica, stesse tramando con raffinata abilità per farvi incontrare, e quindi sposare, con una ragazzina appena dodicenne di ottima famiglia perché dimenticaste quella poco di buono della madre di vostro figlio: è tutto vero? Non vi sembra di apparire, perdonatemi, eminenza, questa eresia, come una sorta di maniaco sessuale? Questo quadretto poco edificante di voi non vi imbarazza?. »

«Si figuri! Si orienti per il meglio ...»

 «Una domanda che incuriosisce chi si occupa delle cose divine è questa: chi ha più giocato un ruolo importante nella vostra conversione: Monica o Ambrogio? È un ruolo ambito e vorremmo sapere a chi tocca tanto onore. La figura poi del figlio disobbediente e del manicheo che ascolta Ambrogio col sorriso e finisce con le lacrime e piangergli sulla spalla, supplicando di essere battezzato, non vi dà un leggero fastidio?».

«Si figuri! Si orienti per il meglio ...»

«Si dice che come padre non foste un esempio di devozione. Quando morì vostro figlio vi sentiste come liberato da un peso. È rassegnazione o soltanto incoscienza ? Molti la chiamano vocazione per il grande dono della predicazione. Ma eravate destinato a un grande, immenso compito: quello di fare proselitismo e di studiare a fondo il mondo filosofico. Scusate, eminenza, il mio modo barbaro di esprimermi. Forse non lo capite, voi, che avete fatto a tempo a morire prima che i Vandali invadessero Ippona, città di cui eravate vescovo. Questa domanda, che forse non troverà risposta, posso scriverla?.»

«Si figuri! Si orienti per il meglio ...»

«Se posso usare un'espressione popolana, devo ammettere che siete un gran filosofo della vita. Uno che dopo un passato alle spalle come il vostro, sentenzia a tutto il mondo come se stesse dicendo chissà quale sconcertante verità: «Se sbaglio esisto, chi non è non può sbagliare deve avere una bella faccia tosta. Non vi pare, eminenza?.»

«Si figuri! Si orienti per il meglio ....»

«Ma non è tutto. Sempre per redimere, da quanto mi sembra di intuire, un passato piuttosto discutibile, c'è un'altra frase che non è male come esempio di ipocrisia: «Nessuno conosce il falso eccetto quando sa che è falso e sapendo questo sa il vero. Sarebbe come dire, tradotto in linguaggio molto semplicistico, che per sapere quanto sia da evitare il peccato bisogna peccare. E soltanto peccando si capisce la bellezza della grazia di Dio. Un alibi di ferro per ogni colpa, specie se compiuta da voi, eminenza, che senza arrossire avete dichiarato che desideravate quella ex suora proprio nella casa del suo sposo, vale a dire, proprio in chiesa. Ho detto forse qualcosa che non va?.»

«Si figuri! Si orienti per il meglio ...»

«C'è chi dice che ciascuno formula delle sentenze adatte a sé. Ma soprattutto per coprire quello che di male ha fatto fino ad allora. E mi pare che nulla sia più calzante che questo detto alla vostra manìa di sentenziare. Ad esempio, quella frase dove si dice: «Non dubiti di dubitare e perciò hai la certezza di essere nel dubbio, è tutto un programma. Un'arringa per dimostrare che quando si perde tempo alla ricerca di sottane compiacenti con il dubbio che Dio esista, è un buon punto a favore: dubitare è umano. Anzi: si direbbe che voi, eminenza, l'abbiate un poco con chi già dalla nascita ha molto salda la fede in Dio. Insomma, santi si diventa facendo una lunga gavetta? È questo che si vuole intendere in quella frase che ho riportato?.»

«Si figuri! Si orienti per il meglio ...»

«Ogni primadonna, eminenza, ha fortemente sviluppato il senso del proprio io. Ed è giusto. Si fa tanta fatica ad emergere, anche nel Regno dei Cieli, che un po' di egoismo non guasta! Anzi. Ma quella sentenza: «Nessuno giunge alla verità se la cerca fuori di sé, mi sembra troppo inneggiante alla iniziativa personale. Ho intervistato, non molto tempo fa, Satiro, santo di serie B, che un po' ce l'aveva con i tipi come voi, eminenza, per questa strada facilitata che avete nel Regno dei Giusti. Preferenze, le chiamiamo noi di quaggiù. Vi sembra che nei vostri confronti ne siano state consumate parecchie?.»

«Si figuri! Si orienti per il meglio ...»

Questa intervista, eminenza, sta sfociando sempre più nella diatriba filosofica. E mi va bene ! Ci proverò.

Quell'altra vostra massima: «Non dobbiamo accettare quello che soltanto crediamo, ma unicamente quello che con lucidità comprendiamo, mi sembra ancora una volta un'abile alibi per il vostro inizio tra le fila dei manichei. Una giustificazione insomma per aver strappato dalla schiera delle vergini una suora per trasformarla in un'ancella del peccato. E infine per far velatamente capire che solo chi dopo una lunga milizia nell'errore arriva a Dio è degno di ammirazione. Insomma; avete riveduto e corretto la famosa parabola della pecorella smarrita. Ma voi, scusate, mi sembrate più un lupo che un agnello E sto forse bestemmiando? ...».

«Si figuri! Si orienti per il meglio.. .».

«C'è un'altra frase storica che, senza scivolare nel blasfemo, mi fa tacitamente sorridere. Ecco: «Percorri fiducioso le vie indicate dalla ragione». Tutti sanno, eminenza, della vostra infinita saggezza e della smisurata cultura che contraddistingue la vostra personalità. Ma con questa dichiarazione vi scusate, in maniera, secondo me, troppo scientifica, del fatto che voi, santità, abbiate voluto vivere secondo quanto diceva la vostra sete di libertà. E poi dovete avere scoperto che appartenere alle gerarchie ecclesiastiche, con la vostra superiore intelligenza, non doveva essere un affare da scartare in maniera assoluta. E avete allora scambiato quattro chiacchiere con Ambrogio. Certo, le cose non sono andate propriamente così. Ma la sostanza, alla fine, si avvicina molto a questo racconto. Spero che tutto ciò non vi offenda?. ».

«Si figuri! Si orienti per il meglio ....».

Questa domanda è di squisita fattura filosofica.

E cioè: «L'uomo è una sostanza razionale composta di anima e di corpo. Ci sono due elementi che danno ragione alla vostra vita giovanile spensierata e molto vicina ad Epicuro: la ragione e il corpo. Poi subentra l'anima come la intendiamo noi cristiani. Ecco, in questa affermazione, due elementi contro uno depongono a favore della vostra esperienza giovanile. Un rimpianto o solo un altro abilissimo gioco per dimostrare che nulla della vostra vita va buttato, nemmeno come ripensamento? Senza, si capisce, scalfire la vostra santità ....».

«Si figuri! Si orienti per il meglio ...».

«Adesso esigo, e mi perdoni la franchezza, una risposta chiara a questa vostra ennesima dichiarazione in favore della materia. Sta scritto nei vostri pensieri: «Il corpo appartiene alla stessa natura dell'uomo. E allora? È come dire, così come fanno i miei amici che all'osteria giocano a tresette, che quando si ha voglia, si ha voglia ... Certo, voi avete studiato, eminenza avete fatto le scuole alte e sapete come dire in maniera elegante anche le cose più ovvie e non proprio fini. Ma, alla resa dei conti, la sostanza è questa. O forse sto peccando di semplicità riducendo in termini semplicistici un discorso magari molto profondo?».

«Si figuri! Si orienti meglio ...».

Ho segnato sul mio taccuino tutte le risposte. E temo, se ricordo bene, che non siano molto variate, le une dalle altre. Ma, sostiene il mio direttore, che quando non si capiscono le parole, anche se molto sintetiche, di uno del calibro di Agostino, la parte dell'ignorante è nostra. E ha ragione. Adesso tuttavia, a raffica, voglio sentire come Agostino commenta una decina di quelle sue enigmatiche frasi che m'hanno tolto ogni senso di rispetto verso la mia intelligenza. Che pure aveva delle pretese. Sono certo che Agostino ora vorrà darmi grande e diffusa dimostrazione di come vanno commentate le sue illuminate osservazioni, mettendo in cattiva luce il ruspante e maldestro commento che ho tentato nel porgergli le domande. Riporto le risposte. E semmai non fossi riuscito a capirne il profondo significato, spero che il lettore lo possa al mio posto.

«La mente umana nel giudicare le cose visibili può riconoscere di essere se stessa migliore di tutte le cose visibili ...».

«Parla da sé!».

«Con quale potere della ragione l'uomo potrebbe concepire Dio sin quando egli non riesce a concepire quella stessa ragione con la quale vuoi concepire?».

«Parla da sé!»

«L'immagine che portiamo in noi è per sua natura più vicina a Dio di ogni altra cosa creata ...».

«Parla da sé!».

«E perché mai chiedo in quale luogo abita Dio come se potessero esservi dei luoghi ?...».

«Parla da sé!».

«Chi cerca i prodigi per credere è egli stesso un grosso prodigio ...».

«Parla da sé!».

«Alcuni pazzi pensano persino che Dio possa essere visto materialmente ...».

«Parla da sé!».

«La filosofia, cioè lo studio della verità, non differisce dalla religione ...».

«Parla da sé!».

«Dobbiamo sforzarci di capire ciò che crediamo ....».

«Parla da sé!».

«Dio si conosce meglio nell'ignoranza ...».

«Parla da sé!».

«Voglio conoscere Dio e l'anima. Nient'altro? No, nient'altro ...».

«Parla da sé!».

«Dio esiste, esiste veramente. Non solo lo crediamo per fede, ma adesso, mi pare, lo comprendiamo con una cognizione certa, sebbene assai tenue.. .».

«Parla da sé!».

«Nessuno crede se prima non ha pensato che si deve credere ...».

«Parla da sé!».

«L'amore uccide ciò che siamo stati perché possiamo essere ciò che non eravamo...».

«Parla da sé!».

«Innocente è la fragilità della membra infantili, ma non è innocente l'animo ...».

«Parla da sé!»

«Dammi Signore castità e continenza, ma non subito ....».

«Parla da sé!».

«L'ignoranza e la debolezza non sono peccaminose ...».

«Parla da sé!».

«L'albero della conoscenza del bene e del male è il proprio arbitrio ...».

«Parla da sé!».

«Errare è umano, perseverare nell'errore è diabolico ...».

«Parla da sé!».

«La volontà è alla grazia ciò che il cavallo è al cavaliere ...».

«Parla da sé!».

«L'ira è un'erbaccia, l'odio un albero ...».

«Parla da sé!».

«Necessità non conosce legge ... ».

«Parla da sé!».

«La carità equivale all'insieme di tutti i precetti ...».

«Parla da sé!».

«La radice di tutti i mali è la concupiscenza ....».

«Parla da sé!».

«Se un'ostetrica controllando con la mano la integrità di una vergine la rovina penso che nessuno sia tanto stolto da pensare che la vergine abbia perduto la benché minima parte della santità del suo corpo, benché abbia perso effettivamente la sua integrità ....».

«Parla da sé!».

«Che cos'è il tempo? Se nessuno me lo domanda io lo so. Se voglio spiegarlo agli altri non lo so più ...».

«Parla da sé!».

Ho finito.

L'intervista intellettuale e filosofica con Sant'Agostino è tutta qui. Ci avete capito qualcosa ? Io no.

Ma si sa che quando si ha a che fare con gente di così alto intelletto si finisce sempre per fare la figura degli scemi. Così è stato. Ma forse ho intuito un punto debole di Agostino. E voglio vedere se facendogli questa domanda andrà più in là di un «Si figuri! Si orienti per il meglio...» o di un insulso «Parla da sé!».

La domanda è questa: «È vero, eminenza, che la vostra vena poetica è molto felice? Se sì, potete elencare per chi non crede a questa fama, che mi risulta sia leggermente usurpata, qualche opera scritta da voi ?»

 

«Usurpata? Usurpata un corno! Al diavolo le male lingue. Vi dirò subito quali sono state le mie opere. E ve le dirò in latino, così chi è ignorante, lo resta. Sono uscite dalla mia mente e dal mio cuore le seguenti opere: DE FIDE RERUM QUAE NON VIDENTUR; DE CONSENSU EVANGELISTARUM; CONTRA EPISTOLARUM PERMENIANI; DE BAPTISMO CONTRA DONATISTAS; CONFESSIONES; AD INQUISITIONES IANUARII; DE OPERE MONACHORUM; QUESTIONES EVANGELIORUM. E se tutto questo vi sembra poco, allora ho fatto bene a rispondere così alle vostre domande che avrebbero voluto essere provocatorie e che invece mi hanno disgustato. E non sono permaloso. Lo confesso ...».